Un team di ricercatori dell'Università del Nuovo Messico (UNM) ha osservato per la prima volta nella storia dell'astronomia il moto orbitale di una coppia di buchi neri supermassicci, che fanno dunque parte di un vero e proprio sistema binario, sito nel cuore di una galassia. Scoperta nel 1995, la galassia che ospita i due giganti si chiama 0402 + 379, è di tipo ellittico e si trova a ben 750 milioni di anni luce da noi. Sin da quando è stata individuata viene studiata alacremente dagli astrofisici, ma soltanto nel 2006 i calcoli hanno confermato la presenza dei due buchi neri supermassicci nel suo centro, che insieme hanno una massa 15 miliardi di volte superiore a quella del nostro Sole.

Attraverso nuove osservazioni effettuate tra il 2009 e il 2015 e condotte grazie al potentissimo Very Long Baseline Array (VLBA), un insieme di 10 radiotelescopi – con parabole da 240 tonnellate – sparsi sul territorio statunitense, il team di studiosi coordinato dalla dottoressa Karishma Bansal e dal professor Greg Taylor ha finalmente dimostrato il moto reciproco dei due buchi neri. Per compiere un'orbita, i due giganti impiegherebbero ben 30mila anni, sebbene saranno necessari ulteriori calcoli per avere una stima più precisa.

Normalmente nel cuore di tutte le galassie si trova un singolo buco nero supermassiccio, ma i ricercatori sostengono che anche le coppie come quella osservata in 0402 + 379 sarebbero comuni nell'Universo. Esse non sono altro che il risultato della fusione di due distinte galassie, un fenomeno che porta inevitabilmente anche allo ‘scontro' tra i buchi neri. Questa fusione genera le onde gravitazionali ipotizzate da Alberte Einstein e che solo recentemente siamo riusciti a rilevare tre volte, sempre grazie alla fusione di buchi neri. Ecco perché studiare questa lontana galassia, prima che avvenga il contatto fra i due oggetti celesti, può essere così importante per approfondire le nostre conoscenze sull'Universo.

“Ora che siamo stati in grado di misurare il movimento orbitale in questa coppia di buchi neri, siamo incoraggiati a cercare altre coppie simili. Potremmo trovarne altre più semplici da studiare”, ha sottolineato la dottoressa Karishma Bansal, che ha trascorso gli ultimi anni a elaborare con complessi calcoli tutti i dati raccolti dagli strumenti puntati su 0402 + 379. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal.

[Credit: Josh Valenzuela/University of New Mexico]