Le persone creative hanno un rischio sensibilmente più elevato di sviluppare schizofrenia, disturbo bipolare e depressione. Lo ha dimostrato un team di ricerca del Dipartimento di Epidemiologia medica e Biostatistica presso l'autorevole Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) e dell'Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze del Kings College di Londra. I ricercatori, coordinati dal professor James H. MacCabe, hanno in pratica confermato il legame tra estro artistico e disturbi mentali, presenti in percentuali statisticamente significative negli artisti di tempi passati e recenti.

Per far emergere il legame tra creatività e il rischio di disturbo mentale, gli studiosi guidati da MacCabe hanno analizzato ben 4,5 milioni cartelle cliniche di pazienti svedesi. Prendendo in considerazione tutti coloro che all'università avevano studiato una materia legata all'arte (come la musica e il teatro), hanno calcolato le ospedalizzazioni per problemi di salute mentale, come la depressione e la schizofrenia. Dall'analisi statistica è emerso che le persone impegnate nell'arte – ritenute normalmente le più creative – avevano il 90 percento in più di possibilità di essere ricoverate in ospedale rispetto agli agli altri. Praticamente il doppio. Significative anche le percentuali delle ospedalizzazioni per disturbo bipolare e depressione; rispettivamente del 62 percento e del 39 percento superiori. Per quanto concerne la schizofrenia, l'età più probabile dei primi ricoveri è risultata essere quella dei 30 anni.

I ricercatori hanno ottenuto questi risultati indipendentemente dal quoziente intellettivo dei partecipanti e da altri parametri ritenuti un fattore di rischio per le patologie mentali. Ma da cosa è dovuta questa particolare relazione tra creatività e disturbo mentale? Non è ancora chiaro, ma secondo gli studiosi, le persone altamente creative sono assorte in pensieri profondi che le portano ad essere emotivamente più instabili, col rischio di sviluppare più facilmente depressione e altre condizioni. Ricercatori dell'Università Statale della California di Northridge (Stati Uniti) e dell'Università di York (Canada) hanno inoltre dimostrato che il processo creativo degli artisti che hanno sperimentato un'infanzia difficile, fatta di abusi e privazioni, è più intenso rispetto a quello di chi ha vissuto un'infanzia felice.

Il limite dello studio anglo-svedese, i cui dettagli sono stati pubblicati sul The British Journal of Psychiatry, risiede nel fatto che non tutti i creativi studiano materie artistiche, dunque il campione esaminato non può essere pienamente attendibile.

[Credit: geralt]