16 Aprile 2021
13:09

Creati i primi “embrioni” uomo–scimmia in laboratorio: l’esperimento spacca la comunità scientifica

Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati americani del Salk Institute for Biological Studies ha creato i primi ibridi uomo-scimmia in laboratorio. Le chimere sono state ottenute iniettando cellule staminali umane in blastocisti di macaco al sesto giorno dello sviluppo. L’obiettivo è studiare i meccanismi biologici coinvolti per creare “fabbriche di organi” all’interno degli animali, come maiali e pecore.
A cura di Andrea Centini
Blastocisti chimera uomo–scimmia.Credit: Weizhi Ji, Kunming University of Science and Technology
Blastocisti chimera uomo–scimmia.Credit: Weizhi Ji, Kunming University of Science and Technology

Nell'agosto del 2019 fu annunciata la creazione in laboratorio dei primi “embrioni” ibridi uomo – scimmia da parte di scienziati cinesi, americani e spagnoli, una ricerca controversa della quale non furono divulgati troppi dettagli, ma che fu accolta con un certo disappunto – quando non aspramente criticata – dalla comunità scientifica internazionale. L'obiettivo degli autori, che hanno appena pubblicato i risultati degli esperimenti, è gettare le basi per la comprensione di alcune malattie genetiche, ma soprattutto permettere lo sviluppo di organi umani in specie ospiti, dove "coltivarli". Non a caso la creazione degli ibridi uomo – scimmia è seguita a quella dei primi embrioni scimmia – maiale e uomo – pecora; gli scienziati vorrebbero infatti sfruttare i suini e gli ovini come “fabbriche di organi” per l'uomo, al fine di sopperire alla cronica mancanza di donatori e abbattere le lunghissime liste d'attesa di chi attende un trapianto (non sono poche le persone che muoiono mentre attendono il proprio turno).

I ricercatori hanno deciso di passare alle scimmie poiché molto più vicine dal punto di vista evolutivo all'essere umano, per migliorare la comprensione di determinati meccanismi biologici dello sviluppo e permettere una più sicura produzione degli organi negli animali, una volta “affinato” il processo. Ma simili studi, così come l'egoistico desiderio di sfruttare gli animali ad uso e consumo dell'uomo come incubatrici per gli organi, non solo sono eticamente discutibili e osteggiati dall'opinione pubblica, ma valicano determinati confini che la stessa comunità scientifica si è imposta di non superare. Non a caso gli esperimenti sugli ibridi uomo – scimmia sono stati condotti in Cina; in Europa e negli Stati Uniti è infatti severamente vietato “giocare a fare Dio” con gli embrioni dei primati.

A condurre la ricerca è stato un team internazionale guidato da scienziati americani del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Institute of Primate Translational Medicine dell'Università della Scienza e della Tecnologia dell'Università di Kunming (Cina) e dell'Università Cattolica San Antonio de Murcia (UCAM) – Campus de los Jerónimos (Spagna). Gli scienziati, coordinati dal professor Juan Carlos Izpisua Belmonte, esperto di espressione genica e tra i principali studiosi di “chimere”, per condurre l'esperimento hanno inserito 25 cellule staminali pluripotenti indotte umane (hEPSC, in grado di differenziarsi in qualunque tessuto) in decine e decine di blastocisti di macaco cinomolgo (Macaca fascicularis) “coltivate” in provetta. Erano tutte al sesto giorno dello sviluppo, quando sono state inserite le cellule umane. Le staminali hEPSC hanno non solo la capacità di contribuire alla costituzione dell'embrione, ma anche a quello dei tessuti che supportano lo sviluppo. Gli scienziati, come indicato, hanno voluto osservare come si sono integrate queste cellule – etichettate con la fluorescenza per essere rese visibili – e quali meccanismi di comunicazione si sono attivati. Le cellule umane si sono integrate con successo in 132 delle blastocisti di macaco e, a 10 giorni distanza dall'introduzione, 103 erano ancora vitali e in via di sviluppo. Da quel momento in poi, però, la sopravvivenza degli “embrioni” in maturazione è crollata, tanto che soltanto tre chimere erano ancora vitali. Al ventesimo giorno, come da programma all'inizio dello studio, le blastocisti sono state distrutte per non far sviluppare ulteriormente le chimere.

Come sottolineato dal professor Belmonte in un comunicato stampa, i processi osservati hanno dimostrato un maggior legame tra le cellule umane e le blastocisti di scimmia rispetto a quelli osservati con maiali e pecore, per via della maggiore vicinanza evolutiva tra uomini e gli altri primati. Secondo lo scienziato comprendere questi meccanismi biologici sarà d'aiuto per coltivare gli organi in altri animali: “Da queste analisi, sono stati identificati diversi percorsi di comunicazione che erano nuovi o rafforzati nelle cellule chimeriche. Capire quali percorsi sono coinvolti nella comunicazione delle cellule chimeriche ci consentirà di migliorare questa comunicazione e aumentare l'efficienza del chimerismo in una specie ospite che è più evolutivamente distante dagli esseri umani”, ha specificato il professor Belmonte. Lo scienziato ha sottolineato come durante lo studio si sia prestata “la massima attenzione alle considerazioni etiche e coordinandosi strettamente con le agenzie di regolamentazione”.

La ricerca è stata aspramente criticata dalla comunità scientifica. In un editoriale pubblicato su Cell, gli scienziati Henry Greely e Nita A. Farahany dell'Università di Stanford indicano che lo studio pone diverse questioni rilevanti: ci si interroga sul benessere degli animali coinvolti (si fa riferimento al prelievo degli ovociti dai macachi) e sull'origine delle cellule staminali umane utilizzate nell'esperimento, ma anche sul rischio che un giorno tali esperimenti potranno essere condotti su embrioni impiantati in animali vivi. “Non sono pochi gli interrogativi che questo esperimento solleva: non solo di natura squisitamente tecnica e scientifica”, spiega all'ANSA il professor Giuseppe Novelli dell'Università di Tor Vergata di Roma. “Siamo sicuri che questa sia una strada che porta alla formazione di organi funzionanti? Siamo certi che dobbiamo utilizzare embrioni chimera, se è possibile ottenere organoidi da cellule staminali indotte di una sola specie?”, si chiede il genetista di fama internazionale. “Introdurre cellule staminali embrionali umane nella blastocisti di un macaco è fortemente vietato da tutte le linee guida di bioetica esistenti: le cellule chimeriche embrionali sono potenzialmente in grado di generare embrioni-chimera – e quindi feti – di cui non sappiamo nulla”, specifica Novelli, sottolineando che quello compiuto è un esperimento sui cui devono vigilare attentamente le istituzioni di ogni Paese. I dettagli della ricerca “Chimeric contribution of human extended pluripotent stem cells to monkey embryos ex vivo” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cell.

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