La sindrome di Down o trisomia 21, come spiega l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), è una sindrome genetica che determina “un aspetto fisico caratteristico e una disabilità intellettiva di grado variabile”. La condizione, in parole semplici, è caratterizzata dalla presenza di tre copie del cromosoma 21 nelle cellule dell'organismo, e non di due, come avviene nello sviluppo tipico. Come erroneamente ancora creduto da molti, la sindrome di Down non è affatto una malattia, ma si tratta di un'anomalia cromosomica. La maggiore comprensione della condizione e il supporto ai genitori dei bambini che la presentano, sottolinea l'ISS, “sono stati in grado di favorire l'autonomia delle persone con sindrome di Down promuovendo la vita al di fuori del contesto familiare, lo sviluppo di nuove relazioni, l'ottenimento di un impiego e la conduzione di una vita in gran parte indipendente”. Naturalmente, aggiunge l'istituto, ciascun bambino è un individuo unico e può manifestare le caratteristiche della sindrome in maniera diversa, dunque non si possono prevedere le sue possibilità di sviluppo.

Cos'è la sindrome di Down

La sindrome di Down è una condizione genetica caratterizzata dalla presenza di tre copie del cromosoma 21 anziché due (ce n'è dunque una copia supplementare). Per questa ragione la denominazione standard in ambito scientifico è quella di trisomia 21. Fu descritta per la prima volta nel lontano 1866 dal medico britannico John Langdon Down, dal quale deriva il nome comune. Il legame tra la sindrome e la terza copia del cromosoma fu tuttavia svelato solo alla fine degli anni '50 del secolo scorso, grazie alle indagini del genetista francese Jerome Lejeune.

Le cause della sindrome di Down

Come indicato, la sindrome di Down è indotta dalla presenza di una terza copia del cromosoma 21. Poiché all'interno di questo cromosoma ci sono centinaia di geni, una copia supplementare del cromosoma ne determina una sovraespressione, che a sua volta si manifesta con i caratteristici sintomi fisici e cognitivi della condizione. Le probabilità che un feto sviluppi la trisomia 21 aumentano all'aumentare dell'età della madre; diverse ricerche scientifiche “hanno evidenziato la relazione tra l'aumentata possibilità di avere un bambino con sindrome di Down e l'avanzata età materna”, spiega l'Istituto Superiore di Sanità. Nello studio “Maternal age specific risk rate estimates for Down syndrome among live births in whites and other races from Ohio and metropolitan Atlanta, 1970-1989” condotto negli USA è emerso che per le donne con età superiore ai 35 anni le probabilità di avere un figlio con trisomia 21 aumentano sensibilmente. Ciò nonostante, bambini con sindrome di Down possono nascere da madri di tutte le l'età. Anche l'età più avanzata del padre sembrerebbe essere correlata a un aumento delle probabilità che possa svilupparsi la trisomia 21. La Fondazione Veronesi sottolinea che diverse ricerche di metabolomica hanno rilevato nei feti con trisomia 21 un eccessivo stress ossidativo, cioè la “produzione incontrollata di molecole tossiche che danneggiano le cellule”, con riferimento ai neuroni e alla disabilità cognitiva che caratterizza la condizione. Nella maggior parte dei casi la trisomia 21 non è ereditaria ma legata a un errore nella meiosi (divisione cellulare) in una cellula sessuale o gamete, ovvero nella cellula uovo o nello spermatozoo.

L'incidenza della sindrome di Down

L'Istituto Superiore di Sanità indica che in Italia la sindrome di Down interessa un bambino ogni mille, dunque circa 500 neonati ogni anno.

I tipi di sindrome di Down

Esistono tre distinte tipologie di sindrome di Down. In quella tipica, che interessa la maggior parte dei soggetti con l'alterazione cromosomica (94 percento dei casi), tutte le cellule del corpo hanno 47 cromosomi anziché 46, per la presenza della copia aggiuntiva del cromosoma 21. La sindrome di Down detta “traslocazione” (4 percento dei casi) è caratterizzata da un fenomeno in cui nei genitori una parte del cromosoma 21 supplementare è “attaccata” a un altro cromosoma. In questo caso il soggetto con traslocazione presenta 46 cromosomi e non 47, ma la parte aggiuntiva del cromosoma 21 determina le caratteristiche della sindrome di Down. Il terzo tipo di alterazione cromosomica, spiega l'ISS, è detta “mosaicismo”; in questa condizione – che interessa il 2 percento delle persone con sindrome di Down – la terza copia del cromosoma 21 non è presente in tutte le cellule poiché si verifica dopo il concepimento. Il mosaicismo, in genere, comporta una sintomatologia più lieve.

Segni e sintomi della sindrome di Down

Benché la trisomia 21 possa manifestarsi in modo differente fra chi presenta l'alterazione cromosomica, esistono diversi tratti che la caratterizzano. Per quanto concerne l'aspetto fisico, i tratti condivisi indicati dall'ISS sono: naso piccolo e ponte nasale piatto; tono muscolare ridotto; bocca piccola e lingua sporgente; testa piatta nella parte posteriore; peso e lunghezza inferiori alla nascita; rime palpebrali oblique verso l'alto; plica palmare unica bilaterale; mani ampie con dita corte e spazio tra le prime due dita dei piedi. Tra le altre caratteristiche indicate dalla Fondazione Telethon vi sono orecchie piccole; bassa statura e viso rotondo. Orphanet sottolinea che il ritardo mentale è una conseguenza comune della trisomia 21, ma è di entità variabile tra soggetto e soggetto. Il ritardo nello sviluppo psicomotorio è riscontrabile sin dall'età evolutiva.

Complicanze della sindrome di Down

Tra le principali complicazioni della trisomia 21, specifica Orphanet, vi sono cardiopatie congenite (che riguardano circa il 50 percento delle persone con la condizione), malformazioni intestinali, cataratta congenita, patologie endocrine e autoimmuni alla stregua dell'intolleranza al glutine e dell'alopecia, invecchiamento precoce e rischio superiore di morbo di Alzheimer. L'ISS sottolinea inoltre difficoltà nella vista e nell'udito, ipotiroidismo e un rischio aumentato di infezioni. Alla luce di ciò, raccomanda l'ISS, i bimbi con trisomia 21 devono essere sottoposti a visite pediatriche con maggiore frequenza. Attualmente l'aspettativa di vita per una persona con sindrome di Down è attorno ai 60 anni.

Screening prenatale e diagnosi della sindrome di Down

Per conoscere le probabilità che il proprio figlio possa manifestare la trisomia 21 esistono diversi test di screening prenatale, alcuni dei quali possono essere eseguiti anche nel primo trimestre della gravidanza. Il test combinato prevede analisi del sangue materno e misurazione della traslucenza nucale. Recentemente un team di ricerca cinese ha messo a punto un test sperimentale basato su un chip biosensore (testato solo su topi) che riesce a individuare la presenza del terzo cromosoma da un semplice esame del sangue materno. La diagnosi della sindrome di Down durante la gravidanza può essere effettuata tramite villocentesi (prelievo dei villi coriali); amniocentesi e cordocentesi. La condizione può essere diagnosticata anche dopo la nascita attraverso esami morfometrici da parte dei pediatri ed esami genetici.

Diritti e uguaglianza

Benché molto sia stato fatto, ancora oggi molto spesso diritti e uguaglianza sono negati alle persone con sindrome di Down. È il motivo per cui quest'anno, in occasione della Giornata Mondiale delle Persone con Sindrome di Down, il coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di DOWN (COORDOWN) ha sottolineato che non ci fosse nulla da celebrare. “Quando tutti noi, non solo qualcuno di noi, avremo più opportunità a scuola, nel lavoro, nella vita sociale, solo allora avremo davvero dei motivi per festeggiare. Non lasciate indietro nessuno”. Ancora oggi, infatti, lavoro, istruzione, vita in autonomia e moltissimo altro sono traguardi possibili, ma raggiungibili solo da poche persone con sindrome di Down. Per questa ragione nella campagna Reasons To Celebrate si è voluto denunciare quanto ancora sono lontani "gli obiettivi di pieno rispetto dei diritti e uguale accesso alle opportunità".