Inclusa nella classe delle illusioni somatiche del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), la sindrome di Cotard è una rara patologia psichiatrica che determina la delirante convinzione di essere già morti, di avere la carne un putrefazione e di aver già perso alcuni organi e il sangue. Fu descritta per la prima volta dal neurologo francese Jules Cotard alla fine del XIX secolo, quando analizzò il caso di una donna – nota come Mademoiselle X, Signorina X – che dichiarava di essere stata condannata alla dannazione eterna, di non poter morire di morte naturale, di aver perduto i propri organi interni e di non aver bisogno di nutrirsi. Il medico francese descrisse la patologia mentale a Parigi durante una lezione dandole il nome di “le délire de négation”, il delirio di negazione, e solo successivamente prese il suo.

Cos'è la sindrome di Cotard

La sindrome di Cotard, conosciuta anche col nome di "sindrome dell'uomo morto" e "sindrome del cadavere che cammina" è una rara patologia psichiatrica caratterizzata dalla convinzione di essere morti e di aver perduto gli organi interni (tutti o una parte di essi). Alcuni pazienti dichiarano persino di sentire l'odore della propria carne marcescente. Si manifesta in tre fasi successive di gravità crescente: nella prima si palesa un grave disturbo depressivo accompagnato da eventi psicotici e ipocondria; nella seconda il paziente comincia a negare di essere vivo e a dichiarare di aver perduto i propri organi e il sangue; nell'ultima la condizione si cronicizza e le gravi allucinazioni impediscono al paziente di dare un senso alla realtà che lo circonda. Talvolta i malati credono che anche le persone care siano morte. Spesso la sindrome di Cotard è legata all'illusione di Capgras, che determina un'altra delirante convinzione: per i pazienti tutti i parenti, gli amici e i conoscenti sono sostituiti da impostori. Oltre alle allucinazioni i pazienti sperimentano ansia e senso di colpa.

Chi colpisce la sindrome di Cotard

Spesso i pazienti che manifestano la sindrome di Cotard soffrono di psicosi come la schizofrenia e altre condizioni mentali (disordine bipolare, depressione post parto), ciò nonostante essa può emergere anche in seguito a malattie neurologiche (come l'epilessia e la demenza), traumi gravi – ad esempio in seguito a un incidente stradale –, tumori e infezioni cerebrali. La storia clinica indica che le lesioni a carico del lobo parietale sono quelle più associate allo sviluppo della patologia. Colpisce soprattutto le donne e la fascia di età più interessata è attorno ai 50 anni, tuttavia sono noti diversi casi di giovani, come un ragazzo 14enne affetto da epilessia che sperimentava i sintomi della sindrome dopo gli attacchi. La condizione può essere scatenata anche da una reazione fisiologica avversa a un farmaco antivirale come l'aciclovir.

Le conseguenze della sindrome di Cotard

Credendosi morti, i pazienti colpiti dalla patologia cominciano a trascurare se stessi, isolandosi completamente dal contesto sociale. A causa della mancanza di igiene personale, non ritenuta più necessaria così come l'alimentazione, spesso si determina anche l'allontanamento dei famigliari e delle persone più vicine. Alcuni iniziano a frequentare cimiteri, altri chiedono di essere condotti all'obitorio per poter stare assieme agli altri morti, come una signora filippina di 50 anni, il cui case report è stato pubblicato sul sito dell'autorevole National Institutes of Health (NHI)statunitense. I pazienti con la sindrome di Cotard rinunciano spesso ai propri vizi – come quello del fumo – e in alcuni casi credono di aver perduto anche la propria anima. Pensando di essere già morti alcuni pazienti paradossalmente credono di aver raggiunto uno stadio di immortalità: per dimostrarlo c'è chi tenta il suicidio, anche per questo debbono essere costantemente seguiti da personale specializzato.

Come si cura la sindrome di Cotard

Poiché la patologia si presenta spesso in concomitanza con altre malattie mentali il trattamento si basa generalmente su farmaci antidepressivi, antipsicotici, stabilizzatori dell'umore e psicoterapia. Quello più utilizzato resta tuttavia la terapia elettroconvulsivante (TEC) o elettroshock, ovvero l'induzione di convulsioni attraverso scariche di corrente elettrica nel cervello del paziente. Nel case report pubblicato dal NHI i medici hanno trattato la paziente con bupropione SR, olanzapina, escitalopram e lorazepam.

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