Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dagli scienziati americani dell'università americana Johns Hopkins, nel mondo si registrano oltre un milione e seicentomila casi di COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2, mentre le vittime hanno quasi raggiunto la soglia di 100mila. La pandemia del patogeno emerso a Wuhan alla fine dello scorso anno, tra il 20 e il 25 novembre 2019 secondo uno studio italiano guidato da scienziati del Campus BioMedico di Roma, ha travolto come uno tsunami i sistemi sanitari nazionali, anche quelli più avanzati dei Paesi occidentali, mettendoli a durissima prova a causa della carenza di di risorse (come ventilatori polmonari e dispositivi di protezione individuale come le mascherine), posti letto in terapia intensiva insufficienti e personale costretto a turni di lavoro massacranti. Poiché il numero di pazienti bisognosi di assistenza è letteralmente soverchiante, in molti casi si decide di seguirli e curarli direttamente a domicilio o nelle case di riposo, dove purtroppo in moltissimi muoiono. Per far fronte a questa situazione drammatica, con un nuovo decreto il governo francese ha deciso di rendere disponibile anche per i pazienti terminali da COVID-19 non ricoverati in ospedale il Rivotril, un antiepilettico e sedativo utilizzato nella sedazione palliativa continua e profonda per rendere meno sofferenti le ultime ore di vita. La decisione ha scatenato un aspro dibattito pubblico in Francia, dove l'uso del farmaco è stato associato a una eutanasia autorizzata.

Cos'è la sedazione palliativa continua e profonda

Come specificato dalla Fondazione Veronesi, la sedazione palliativa continua e profonda “è un trattamento sanitario al quale si può ricorrere per consentire a un paziente terminale di non provare più dolore e sofferenza una volta che tutte le altre possibili terapie si sono rivelate inefficaci”. I farmaci alla base di questa procedura, dunque, non sono progettati per uccidere il paziente, come quelli utilizzati nei Paesi dove l'eutanasia e il suicidio assistito sono permessi, ma semplicemente per condurlo a uno stato nel quale non si sperimentano più il dolore, la sofferenza e l'angoscia. La Fondazione Veronesi aggiunge che la definizione “palliativa” si riferisce in modo specifico alla riduzione del dolore e/o della sofferenza; la sedazione è invece “profonda” quando il paziente viene condotto a uno stato di incoscienza, “simile all’anestesia profonda o al coma farmacologico”. Essa diventa “continuativa” quando il trattamento viene mantenuto fino al sopraggiungere della morte. Questo tipo di sedazione, conclude la Fondazione Veronesi, “può essere richiesta se un paziente si trova nell’imminenza della morte, presenta sintomi refrattari ad altri trattamenti e ha espresso al medico un consenso informato valido”.

Per la COVID-19 non esiste ad oggi una cura specifica ed efficace, e tutti i trattamenti autorizzati sono di tipo off-label/compassionevoli, ovvero pensati per il trattamento di altre patologie. Circa il 10 percento dei pazienti finisce in terapia intensiva, dove i più gravi spirano. Quando i medici si accorgono che non c'è più nulla da fare, laddove consentito somministrano il Rivotril (o altri farmaci affini) ai propri pazienti, per condurli a una morte senza ulteriore sofferenze. Come specificato, in Francia, dove si registrano 118mila contagiati e oltre 12mila morti, nel momento in cui stiamo scrivendo, a causa dell'emergenza coronavirus e l'impossibilità di ricoverare tutti in ospedale, il governo ha autorizzato la somministrazione del Rivotril anche al di fuori dei nosocomi.

Il dibattito  in Francia

Il sindacato francese dei Jeunes Medecins (Giovani Medici) si è scagliato contro il decreto del governo, sottolineando che “la somministrazione di questa molecola (controindicata in caso di insufficienza respiratoria) a un paziente affetto da COVID-19 avrà l'effetto di ottenere una sedazione terminale a casa con conseguente morte”. Per questa ragione ha chiesto con urgenza al Consiglio di Stato la sospensione del decreto. Al sindacato ha risposto prontamente il professor Olivier Guérin, presidente della Società francese di geriatria e gerontologia (SFGG), affermando che il farmaco non autorizza affatto l'eutanasia. Lo scienziato ha inoltre specificato che “l'uso del Rivotril non è facilitato”, poiché “è sempre necessario rispettare lo stesso protocollo per la sua prescrizione, anche quando viene applicato come sedativo per pazienti in cure palliative”. “È solo il suo accesso a essere facilitato perché in precedenza poteva essere fornito solo da farmacie ospedaliere”, conclude Guérin sulle pagine del giornale francese specializzato Le Quotidien de Medecin. In questa discussione si è inserito anche il professor Viale, che all'ANSA ha dichiarato che il Rivotril viene utilizzato anche in Italia utilizzato “ma in silenzio”, proprio per evitare lo scoppio di polemiche.

Cos'è il Rivotril

Il Rivotril, nome commerciale del principio attivo Clonazepam, è una potente benzodiazepina con spiccate proprietà sedative, antiepilettiche, ansiolitiche e miorilassanti. Viene utilizzato fondamentalmente per combattere l'epilessia e nelle già citate cure palliative, ma ha un ampio utilizzo off-label: dagli attacchi di panico alla Sindrome di Tourette, passando per la fibriomialgia ed altre condizioni. Negli Stati Uniti è venduto con il nome commerciale Klonopin dal colosso farmaceutico Roche.