5 Ottobre 2018
11:20

Cos’è il picacismo, il raro disturbo mentale che spinge a mangiare sassi, capelli e feci

Il disturbo mentale, che prende il nome scientifico dalla gazza (Pica pica), genera un appetito inarrestabile verso sostanze non alimentari di ogni genere. Chi soffre di picacismo o allotriofagia rischia avvelentamento, gravi lesioni interne e occlusioni dell’apparato digerente. Colpisce sia bambini che adulti.
A cura di Andrea Centini

Classificato nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il picacismo è un disturbo psichiatrico che genera un irrefrenabile appetito verso sostanze non alimentari di ogni genere, come terra, metallo, cotone, vernici, sassi e molto altro ancora. Colpisce sia gli adulti che i bambini e viene diagnosticato quando il fenomeno si presenta in determinate condizioni; durante l'età evolutiva, ad esempio, il comportamento deve manifestarsi per almeno un mese consecutivo e non deve essere presente ritardo mentale.

Credit: Dominic Rodrigous / Barcroft
Credit: Dominic Rodrigous / Barcroft

Le conseguenze del picacismo possono essere molto serie, non solo per il rischio di avvelenamento, ma anche per ostruzioni dell'apparato digerente che richiedono interventi chirurgici d'urgenza. Le cause scatenanti possono essere legate allo spettro ossessivo-compulsivo, ma anche a carenze di minerali e anemia. Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Cos'è il picacismo

Il picacismo, noto anche col nome di allotriofagia, è un disturbo mentale che determina appetito nei confronti di oggetti e sostanze non alimentari di vario genere. Sono coinvolte anche sostanze tecnicamente “commestibili” ma disgustose, come feci, vomito, sangue, muco, farina e carne cruda. A seconda dell'oggetto del desiderio del paziente psichiatrico la pulsione prende un nome specifico: la pericolosa acufagia, ad esempio, spinge a mangiare oggetti appuntiti; la coprofagia gli escrementi; la litofagia le pietre; la plumbofagia il piombo; la xylofagia il legno; la tricofagia i capelli, la lana e altre fibre filiformi; la coniofagia la polvere; l'emetofagia il vomito e la geofagia la terra, l'argilla e in generale la sporcizia raccolta dal terreno. La pericolosità del picacismo è strettamente associata a ciò che si ingerisce. Il nome picacismo deriva dal nome scientifico della gazza (Pica pica), un uccello noto per mangiare – e collezionare – oggetti di ogni tipo, anche non tipicamente alimentari. Può colpire anche cani e gatti.

Le conseguenze del picacismo

Come indicato, il disturbo mentale può essere più o meno pericoloso per la salute del paziente in base a ciò che ingerisce e in quali quantità. Il rischio di intossicazione e avvelenamento è uno dei principali, in particolar modo per chi mangia intonaco, vernici e altri prodotti contenenti piombo. Nei bambini possono determinarsi una compromissione dello sviluppo fisico e cognitivo e danni cerebrali. Un altro rischio concreto è quello di procurarsi gravi lesioni al tratto digerente, ad esempio nei soggetti che ingeriscono oggetti appuntiti. Tra le peggiori conseguenze vi è un ostruzione dell'apparato gastro-intestinale, che richiede un tempestivo intervento chirurgico. Tra i maggiori responsabili del blocco vi sono grovigli di lana e capelli. Da non sottovalutare anche il rischio di sviluppare malattie come la toxoplasmosi, il “verme solitario” e altre parassitosi, ingerendo le rispettive ovocisti e proglottidi espulse nelle feci di animali.

Le cause del picacismo

L'allotriofagia può essere scatenata da diverse condizioni, sia psicologiche che biologiche. Il picacismo è più comune nei bambini affetti da autismo e in quelli con problemi nello sviluppo, mentre tra gli adulti la categoria più interessata è quella delle donne incinte, che possono iniziare a desiderare anche ghiaccio  e carne cruda. Può svilupparsi anche in presenza di carenze minerali come quella del ferro. La geofagia, ad esempio, si manifesta con maggior facilità nelle persone anemiche, che hanno una concentrazione inferiore di globuli rossi e zinco. Il disturbo mentale può essere legato allo spettro ossessivo-compulsivo e alla schizofrenia. Fattori traumatici come la deprivazione materna e il disinteresse da parte dei genitori sono stati associati a casi di picacismo nei bambini.

Diagnosi e cura del picacismo

Non esiste un test diagnostico specifico per l'allotriofagia, tuttavia nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali vengono indicati alcuni criteri per determinare la presenza della malattia, come il consumo delle sostanze per oltre un mese e l'assenza di pratiche culturali (ad esempio in alcune comunità afroamericane le donne consumano caolino). Dopo la diagnosi della patologia seguono normalmente terapie per eliminare eventuali carenze di minerali (ripristinati i valori normalmente il picacismo sparisce) e un percorso psicoterapeutico strutturato sulla base della specifica condizione del paziente.

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