Il coronavirus ha ormai portato quasi tutti i Paesi del pianeta ad attuare misure di contenimento più o meno rigide per spezzare la catena dei contagi. In Italia le misure hanno già portato a un sensibile miglioramento dei numeri e a una riapertura, seppur parziale e limitata, della fase di convivenza con il virus. Il rischio della nascita di nuovi focolai di COVID-19 è tuttavia ancora presente e le misure di distanziamento sociale resteranno in vigore fino a quando la patologia non verrà debellata, probabilmente grazie a un vaccino sicuro ed efficace. Nel frattempo l'uso di mascherine e guanti monouso è diventato obbligatorio per tutti e si dovrà continuare a prestare grande attenzione all'igiene. Il rischio di un possibile contagio non dovrà mai essere sottovalutato. Certi comportamenti e situazioni legate alla quotidianità potrebbero tuttavia alimentarlo, per questo abbiamo posto una serie di domande su prevenzione e probabilità di infettarsi al professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Vice Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone. Ecco cosa ci ha detto.

Professor Pregliasco, quando torniamo a casa dalla farmacia o dal supermercato dobbiamo cambiarci i vestiti e fare una doccia per ridurre il rischio di restare contagiati?

No, no. Non esageriamo. Fare attenzione all'igiene, ma non diventiamo ipocondriaci.

Il volante della macchina o il manubrio della bicicletta vanno disinfettati una volta rientrati a casa?

Se c'è qualcun altro che guida ha senso. Se si è soli non c'è niente da fare, l'ambiente siamo noi a “sputazzarlo”. Quindi dipende. Sulle ambulanze ogni volta che cambia l'autista si procede.

Dobbiamo comportarci in modo particolare con la spesa? C'è chi ha deciso di lasciarla all'aria aperta o sul tavolo per ore, prima di toccarla.

Diventa un'esagerazione.

Tracce di virus e altri patogeni possono essere trovate sotto le suole delle scarpe, e alcuni stanno decidendo di lasciarle fuori dalla porta quando rientrano. Cosa ne pensa?

Insomma, sono esagerati. Diciamo che è vero, un rischio di contaminazione ci può essere, ma lavarsi le mani dopo la manipolazione è sufficiente. Altrimenti non viviamo più. Ci vuole il buon senso per l'igiene generale.

Il virus può contaminare capelli e barba?

Sì, se uno ci “sputazza” addosso sì, come sui vestiti del resto. Chiaro che se siamo in uno stadio e quello sopra di noi starnutisce, effettivamente il rischio di contaminazione c'è. Quindi è fondamentale il distanziamento sociale.

Come devo comportarmi col bucato? Vestiti potenzialmente contaminati vanno trattati in un modo particolare?

No, no. Il virus non è per niente coriaceo, quindi un lavaggio normale è assolutamente sufficiente.

Quanto tempo può sopravvivere il virus sui vestiti? C'è una temperatura alla quale è possibile eliminare qualunque traccia residua? Una recente indagine francese ha osservato che a 60° il virus continuava a replicarsi.

È sempre una questione di concentrazione. Non tutti i contatti sono poi efficaci. Ci vuole una carica virale adeguata per determinare l'infezione. È presumibile che restino davvero tracce, come si è visto addirittura nell'acqua non potabile. Volendo le tracce si trovano dappertutto, insomma.

Qual è il rischio di contrarre l'infezione mentre si porta fuori il cane o si esce a fare esercizio fisico nei pressi di casa?

Anche qui dipende se si va vicini a delle persone. Il virus si trova nelle goccioline espulse da bocca e naso.

Devo preoccuparmi degli imballaggi dei pacchi, della posta o del giornale?

Possono essere potenzialmente a rischio, ma sempre nell'ottica di dire che qualcuno ci ha “sputazzato” sopra. È comunque un rischio molto, molto contenuto. L'aspetto fondamentale è sempre il lavaggio delle mani.

A sostegno delle parole del professor Pregliasco, le riflessioni della dottoressa Linsey Marr del Virginia Tech, intervistata dal New York Times. La scienziata specializzata in aerosol ha sottolineato che eventuali goccioline contaminate presenti nell'aria seguono le linee del flusso d'aria e non entrano in contatto col nostro corpo o i vestiti, un po' come fanno gli insetti attorno a un'auto quando si procede a basse velocità (mentre si spiaccicano sul parabrezza quando corriamo). “Gli uomini di solito non si muovono abbastanza velocemente perché ciò accada. Mentre ci muoviamo, spingiamo l'aria di lato e anche la maggior parte delle goccioline e delle particelle viene spinta via. Qualcuno dovrebbe spruzzare grosse goccioline parlando, sputando, tossendo e starnutendo per farle atterrare sui nostri vestiti. Le goccioline devono essere abbastanza grandi da non seguire le linee di flusso”, ha aggiunto la specialista. “Eventuali goccioline infettive espirate all'esterno verrebbero rapidamente diluite nell'aria esterna, quindi le loro concentrazioni diventerebbero rapidamente insignificanti”, le ha fatto eco la professoressa Lidia Morawska dell'International Laboratory for Air Quality and Health dell'Università del Queenslan. Insomma, all'aria aperta eventuali tracce presenti le schiveremmo agevolmente.

Per quanto concerne il lavaggio dei vestiti, la dottoressa Marr sottolinea che il coronavirus SARS-CoV-2 è circondato da una doppia membrana lipidica ed è dunque vulnerabile al sapone e ai detersivi. Per eliminare eventuali tracce dal bucato è sufficiente seguire le indicazioni per il tipo di tessuto da trattare, spiega la scienziata. Non ci sono studi specifici sulla resistenza del coronavirus sui tessuti, tuttavia la scienziata ricorda che una recente ricerca del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) ha osservato 24 ore di resistenza sul cartone: il virus potrebbe avere un tempo di sopravvivenza analogo sulle fibre dei tessuti. Per quanto concerne le scarpe, infine, gli esperti raccomandano di non pulire le suole con salviette disinfettanti per due ragioni: è uno spreco e soprattutto c'è il rischio di far passare eventuali tracce di virus sulle mani.

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