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Coronavirus, l’arrivo della primavera potrebbe davvero ostacolarlo? La risposta dell’esperto

Secondo alcuni virologi l’arrivo della bella stagione potrebbe avere un impatto positivo sulla diffusione del nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), sulla falsariga di quanto avviene con i virus dell’influenza e del raffreddore. Abbiamo chiesto un parere al virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università degli Studi di Milano. Ecco cosa ci ha risposto.
Intervista al Dott. Fabrizio Pregliasco
Virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano
A cura di Andrea Centini
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Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa del contagio messa a punto dall'università statunitense Johns Hopkins, in tutto il mondo ci sono oltre 89mila casi di persone contagiate dal nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), mentre i decessi hanno da poco superato i tremila. L'Italia, nel momento in cui stiamo scrivendo, è il secondo Paese per numero di contagi dopo la Cina, dove si registrano invece circa 70mila casi e 7mila vittime, . Allo stato attuale non è ancora dato sapere in che modo evolverà l'epidemia e soprattutto fin quando durerà, tuttavia alcuni virologi ipotizzano un possibile contrasto alla diffusione della COVID-19 (l'infezione scatenata dal patogeno) con l'arrivo della bella stagione e dunque delle temperature più alte. La virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, ad esempio immagina che la diffusione andrà avanti “almeno fino a primavera inoltrata”. Per provare a capire come e se davvero la primavera e l'estate possano in qualche modo ostacolare la diffusione del coronavirus abbiamo intervistato il professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Vice Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone. Ecco cosa ci ha detto.

Professor Pregliasco, si dice che l'arrivo della bella stagione possa avere un impatto positivo sulla diffusione del coronavirus. Lei cosa può dirci al riguardo?

Sicuramente non ci saranno più i casi di influenza che in questo momento acuiscono un po' il problema e il panico. E questo è bene. In genere i virus respiratori si avvantaggiano effettivamente degli sbalzi termici e delle basse temperature. Rimane solo il dubbio che un virus nuovo come questo non si comporti come l'H1N1 nel 2009, un virus influenzale che si diffuse anche in un periodo non “stagionale”. Quindi questo rimane un dubbio, anche se credo che la situazione migliorerà anche solo grazie al fatto che non ci sarà l'influenza di mezzo.

In base ai pochi dati che trapelano, in Iran il virus sembrerebbe ben diffuso, e lì almeno in alcune aree le temperature risultano decisamente alte.

Certo, certo. Quando si tratta di virus nuovi è possibile che se ne “freghino” un po' delle condizioni meteo, e quindi su questo aspetto resta incertezza.

Al di là del caso specifico dell'Iran, sesto al mondo per numero di contagi (circa 25mila) con oltre 1.900 morti, altri Paesi che hanno contatti strettissimi con la Cina e dove le temperature sono ancora più alte non registrano contagi o se ne contano pochissimi. "È solo una sensazione, ma è possibile che la diffusione del coronavirus sia legata anche a fattori ambientali", ha dichiarato a Repubblica il professor Guido Silvestri dell'Università Emory di Atlanta. "Non ci spieghiamo il fatto che nazioni popolose, con legami intensi con la Cina, siano prive o quasi di contagi – ha aggiunto lo specialista -; penso a Indonesia, India, Thailandia, Bangladesh, Africa. Forse la temperatura gioca un ruolo nel limitare l'epidemia. In questo caso, il caldo potrebbe frenare il virus anche in Italia, come avviene con raffreddore e influenza stagionale”. Come sottolineato da Pregliasco, dunque, c'è ancora incertezza su questo aspetto della diffusione di SARS-CoV-2 e ne sapremo di più solo quando la bella stagione farà capolino nell'emisfero boreale.

Il virologo dell'Università degli Studi di Milano ha infine ricordato l'importanza delle misure draconiane e delle altre iniziative prese nel nostro Paese per ridurre al massimo i rischi che il virus possa diffondersi ulteriormente dai due focolai epidemici, quello lombardo e quello veneto. “Dobbiamo insistere con le azioni intraprese perché sono le uniche che ci permettono di mitigare la diffusione del virus, per riuscire a gestire al meglio quella quota di casi complessi, che sono il problema oggettivo di sostegno e supporto del Sistema Sanitario Nazionale”. “È dunque fondamentale continuare con le iniziative che sono state prese”, ha concluso il virologo.

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