La febbre rappresenta il sintomo più comune scatenato dalla COVID-19, l'infezione causata dal nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), tuttavia in moltissimi casi essa non figura tra quelli d'esordio. In altri altri termini, quando si è infettati, nelle fasi iniziali si può sperimentare una sintomatologia che non è facilmente associabile al coronavirus, come ad esempio problemi gastrointestinali alla stregua di nausea e diarrea (per quanto rari); ciò potrebbe avere un impatto significativo sulla diffusione dell'infezione, tenendo presente che tra le principali misure per contenerla vi è proprio la misurazione della temperatura, come avviene sui passeggeri che transitano in aeroporto.

A determinare che la febbre non è sempre un sintomo d'esordio è stato un team di ricerca cinese guidato da scienziati del Guangzhou Institute of Respiratory Health, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Ospedale Popolare del distretto di Huangpi, dell'Università delle Scienze e della Tecnologia di Huazhong, del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e di numerosi altri istituti. A coordinare i ricercatori è stato il professor Nan-shan Zhong, docente del Dipartimento delle malattie respiratorie presso l'ateneo di Guangzhou e conosciuto in tutto il mondo per essere lo scopritore del coronavirus responsabile della SARS, che a sua volta condivide l'80 percento del proprio profilo genetico col nuovo patogeno emerso a Wuhan, nella provincia di Hubei. Un precedente studio condotto su un centinaio di pazienti ricoverati all'ospedale di Wuhan Jinyintan aveva rilevato che solo l'83 percento di essi manifestava febbre, mentre la nuova indagine (su 1.099 pazienti) guidata dal professor Zhong ha rilevato che la febbre è emersa nell'87,9 percento dei casi. Tuttavia tale sintomo era presente nella fase iniziale dell'infezione solo nel 43,8 percento dei casi. In parole semplici, ben 6 pazienti su 10 non hanno febbre all'esordio dell'infezione; è una situazione molto diversa rispetto a SARS e MERS, per le quali la febbre era tra i principali sintomi iniziali.

A rendere questo dato particolarmente significativo ciò che è avvenuto in un ospedale di Wuhan, dove un paziente affetto da COVID-19 e con soli sintomi gastrointestinali (dolori addominali, diarrea e nausea) è stato ricoverato in un reparto non idoneo. Poiché i medici non avevano sospettato la presenza del virus, hanno trasferito l'uomo nel reparto di gastroenterologia, dove ha così potuto infettare altre dieci persone ricoverate. Il caso è stato trattato in un articolo scientifico pubblicato sull'autorevole rivista Journal of American Medical Association, nel quale gli scienziati guidati dal professor Dawei Wang (Zhongnan Hospital dell'Università di Wuhan) hanno rilevato che nausea e diarrea sono stati manifestati in 14 pazienti su 138. Si tratta dunque di sintomi rari, ma che non possono essere sottovalutati, proprio alla luce di ciò che è successo nel nosocomio cinese. È comunque sempre doveroso fare sempre affidamento come fonte alle informazioni rilasciate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Ministero della Salute.

Tra gli altri dati significativi rilevati dal professor Nan-shan Zhong e colleghi, il fatto che l'età media dei pazienti ricoverati era di 47 anni, e che soltanto l'1 percento di essi aveva meno di 15 anni. Il tempo medio di incubazione è stato invece di soli 3 giorni. I dettagli dello studio cinese sono stati pubblicati sul database medRxiv, in attesa della revisione paritaria e della pubblicazione su una rivista scientifica ad hoc.