Dopo la scomparsa dei sintomi, le persone contagiate dal coronavirus SARS-CoV-2 restano infettive per altre due settimane, e per questa ragione devono restare ulteriormente isolate durante tutto il tempo necessario. A sottolinearlo durante una conferenza stampa tenutasi a Ginevra è stato il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha ricordato l'importanza di non ricevere visite e di non avere contatti con altre persone durante i 14 giorni di quarantena supplementare, nei quali si risulta praticamente “guariti” anche se ancora contagiosi. La dichiarazione è riportata anche in un comunicato stampa pubblicato sul sito dell'OMS.

Questa caratteristica della COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus, era stata già osservata da alcuni specialisti cinesi nel pieno dell'epidemia a Wuhan, la metropoli da 11 milioni di abitanti nel cui mercato del pesce il coronavirus avrebbe compiuto il salto di specie tra il 20 e il 25 novembre, in base a uno studio italiano guidato da scienziati dell’Università Campus Bio-medico di Roma. Fra i medici che avevano messo in evidenza la contagiosità dei pazienti praticamente guariti era stato il professor Zhao Jianping dell'ospedale Tongji di Wuhan, nella provincia di Hubei. Lo specialista in terapia respiratoria e terapia intensiva aveva espresso la difficoltà di allocare questi pazienti in un'intervista alla rivista Southern People Weekly, citata dal South China Morning Post. “Questo è pericoloso. Dove metti questi pazienti? Non puoi rimandarli a casa perché potrebbero infettare le altre persone, ma non puoi riportarli in ospedale poiché i posti disponibili sono sempre di meno”, aveva dichiarato lo scienziato, quando a Wuhan c'era un'esplosione di nuovi contagi, oggi fortunatamente rientrati grazie alle rigide misure draconiane imposte da Pechino, che si spera funzionino anche in Italia e negli altri Paesi europei che hanno deciso di adottarle.

Come specificato a fanpage dal professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano, l'infezione scatenata dal coronavirus può avere un andamento ondulatorio, con sintomi che possono ridursi e poi esacerbarsi dopo giorni o settimane. A causa di questo andamento potrebbe accadere che sottoponendosi a un tampone si risulti temporaneamente negativi e in una fase successiva la carica virale si riacutizzi determinando positività; è ciò che potrebbe essere accaduto con una paziente giapponese di 40 anni, dimessa poiché considerata guarita (negativa al tampone) e ricoverata tre settimane dopo poiché nuovamente positiva e con sintomi più seri. È alla luce di queste manifestazioni dell'infezione che il direttore dell'OMS ha ribadito l'importanza dell'isolamento anche a due settimane dalla scomparsa della sintomatologia.