Con l'entrata in vigore del nuovo DCPM per fronteggiare la diffusione del coronavirus, tutta l'Italia è stata resa una “zona arancione” o protetta, come era stato deciso poco prima per la Lombardia e alcune delle provincie più interessante dall'epidemia. Alla luce di ciò, non sarà più possibile uscire dalla propria abitazione, a meno che non si debba andare a fare la spesa (i negozi di alimentari e i supermercati saranno regolarmente aperti) oppure per “spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità per motivi di salute”. Dunque nonostante le misure stringenti alle libertà personali ci saranno ancora tanti italiani in circolazione, soprattutto quelli impegnati a viaggiare per andare e tornare dai luoghi di lavoro. In molti sono obbligati a prendere i mezzi pubblici per raggiungere le destinazioni, e proprio la necessità di viaggiare con gli altri rappresenta fonte di preoccupazione. Dunque cosa si può fare per proteggersi se si è costretti ad andare a lavoro?

Alla nostra domanda sulla sicurezza dei mezzi pubblici il virologo Fabrizio Pregliasco dell'Università degli Studi di Milano ha risposto in maniera affermativa, sottolineando tuttavia l'importanza di prestare attenzione al distanziamento e all'igiene. Per quanto concerne la distanza, si deve fare riferimento alla misura del “droplet”, che prevede di non avvicinarsi a meno di un metro dagli altri. Droplet in inglese significa “gocciolina”, e sta ad indicare le microscopiche goccioline che vengono espulse quando tossiamo, starnutiamo e parliamo. Poiché la COVID-19 (l'infezione scatenata dal coronavirus) si trasmette principalmente attraverso il droplet, mantenere le distanze è fondamentale per ridurre al minimo il rischio contagio. Un recentissimo studio epidemiologico cinese pubblicato sulla rivista Preventive Medicine e poi ritirato suggeriva che le particelle virali di SARS-CoV-2 possano restare nell'aria fino a mezz'ora e percorrere 4,5 metri in ambienti chiusi, pertanto la distanza di un metro in un mezzo pubblico o in un ufficio non sarebbe stata sufficiente a proteggerci dall'infezione. Nel momento in cui stiamo scrivendo, sia l'Organizzazione Mondiale della Sanità che il Ministero della Salute continuano a indicare di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro. Per favorire il rispetto della disposizione, sono stati attivati gli accessi contingentati e i mezzi pubblici predisposti alla necessità. In alcuni casi è stato fatto divieto di accesso alla zona vicino al conducente e vietata l'entrata dalle porte anteriori dei mezzi.

Per quanto concerne l'igiene, il lavaggio delle mani è considerata una delle misure più efficaci per arginare in modo significativo il rischio di infettarsi. Le mani vanno lavate almeno per venti secondi con acqua e sapone, ma quando ciò non è possibile – ad esempio quando si è in viaggio su un mezzo pubblico – si può usare una soluzione o un gel disinfettante a base di alcol. È stata prevista una sanificazione straordinaria dei mezzi pubblici per ridurre ulteriormente il rischio di contagio. Ricordiamo che sono ancora in corso gli studi per determinare il tempo di sopravvivenza del coronavirus sulle superfici; OMS e Ministero della Sanità la stimano al massimo in alcune ore, mentre uno studio tedesco condotto su altri coronavirus affini a SARS-CoV-2 indica in 9 giorni la resistenza massima (in condizioni favorevoli di bassa temperatura e umidità).

Anche una volta raggiunto il luogo di lavoro (come ad esempio un ufficio) è doveroso seguire le medesime disposizioni in termini di distanza e igiene. Poiché maggiore è il tempo trascorso con una persona infetta e superiore è il rischio di ammalarsi, bisogna fare particolare attenzione alle distanze fra le postazioni di lavoro, come possono essere le scrivanie con i personal computer. Non per tutte le professioni è infatti possibile lo smart working, dunque chi deve tutelare la salute dei propri dipendenti in questa situazione di emergenza deve fare il possibile per sanificare al meglio i luoghi di lavoro (con “passaggi” più approfonditi del solito) e organizzarli in modo adeguato. Per quanto concerne l'uso delle mascherine, il professor Pregliasco ha sottolineato che “non è necessario, non essendo così essenziali”, anche se ormai in moltissimi le usano come dispositivo di sicurezza personale.