Meno di una settimana e il Pianeta Rosso sarà un po' meno distante per l'Europa: il prossimo 14 marzo – imprevisti permettendo – avverrà il lancio della sonda ExoMars, la missione robotica di esplorazione spaziale sviluppata dall'Agenzia Spaziale Europea in collaborazione con la Roscosmos, l'agenzia spaziale russa. Partenza dal cosmodromo di Bajkonur, in Kazakistan, a bordo di un razzo Proton

Obiettivi scientifici di ExoMars

La missione rappresenta un momento fondamentale nell'esplorazione spaziale europea: per la prima volta, infatti, ci si ritroverà ad eseguire un atterraggio controllato sulla superficie del remoto Pianeta e non solo. Parte del progetto prevederà il prelievo di campioni e l'analisi dei materiali raccolti attraverso un laboratorio mobile: lo scopo è quello di indagare nel passato e nel presente di Marte, cercando eventuali tracce di vita e approfondendo la conoscenza relativa alla struttura geochimica del pianeta, all'ambiente e agli aspetti geofisici. Come già sta accadendo con numerose altre missioni, non soltanto rivolte verso Marte (si veda il caso di Scott Kelly nella Stazione Spaziale Internazionale), molta parte degli studi è volta ad identificare i possibili rischi per le future missioni umane.

Sviluppo della missione

Due saranno le fasi in cui si suddividerà ExoMars: la prima inizierà con il lancio del prossimo 14 marzo e porterà, nel giro di sette mesi, una sonda (TGO) nell'orbita di Marte, per cercare di mappare i gas presenti nell'atmosfera come possibili indizi di forme di vita attiva, e un modulo (EDM) destinato ad atterrare sul pianeta. Il lander, intitolato all'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, è atteso nella zona detta Meridiani Planum, pianura in prossimità dell'equatore di Marte.

Nel maggio del 2018, invece, prenderà il via la seconda parte della missione: obiettivo, portare su Marte un rover innovativo, in grado di muoversi e dotato di strumenti che penetrino ed analizzino il suolo; in questo caso, il sito prescelto è stato annunciato lo scorso ottobre ed è l'Oxia Planum, sempre sulla fascia equatoriale.

L'Italia su Marte

L'industria italiana opera nel settore con un ruolo da leader: oltre alla responsabilità complessiva di sistema di tutti gli elementi, è sempre italiana la responsabilità diretta dello sviluppo del modulo di discesa di ExoMars 2016, nonché del dispositivo di due metri che perforerà il suolo marziano per prelevare i campioni. Diversi anche gli strumenti selezionati da ESA con principal investigator italiani.

DREAMS (Dust characterization, Risk assessment and Environment Analyser on the Martian Surface) con Francesca Esposito dell'INAF/Osservatorio Astronomico di Napoli: una serie di sensori per il rilievo dei parametri meteorologici (pressione, temperatura, umidità, velocità e direzione del vento, radiazione solare) e del campo elettrico atmosferico in prossimità della superficie di Marte; utile per studiare le condizioni ambientali soprattutto nel periodo in cui è prevista la presenza di forti polveri nell'atmosfera.

AMELIA (Atmospheric Mars Entry and Landing Investigation and Analysis) con Francesca Ferrari del CISAS – Università di Padova: impiegherà i dati raccolti dai sensori durante la discesa del lander Schiaparelli per indagare nell'atmosfera marziana.

E infine MA_MISS (Mars Multispectral Imager for Subsurface Studies), principal investigator Maria Cristina De Sanctis, è lo spettrometro per l’analisi dell’evoluzione geologica e biologica del sottosuolo marziano e sarà inserito all'interno del Drill che perforerà il suolo, consentendo di indagare nella conformazione della superficie interna.