La trasmissione del coronavirus SARS-CoV-2 attraverso il cibo o gli imballaggi alimentari è “altamente improbabile”. A sottolinearlo un team di ricerca della International Commission on Microbiological Specifications for Foods (ICMS), che ha stilato un nuovo rapporto dedicato alla sicurezza degli alimenti durante la pandemia. Il documento, che potete consultare cliccando su questo link (è in inglese), sottolinea che al momento non ci sono evidenze scientifiche che il cibo – sia per l'uomo che per gli animali – possa essere una fonte di contagio per il patogeno emerso in Cina, pertanto possiamo continuare a fare i nostri acquisti in assoluta sicurezza.

L'annuncio dell'ICMS, che da oltre 40 anni conduce test di contaminazione alimentare in tutto il mondo, suffraga le recenti rassicurazioni della Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia federale americana che si occupa della regolamentazione di farmaci, terapie sperimentali e alimenti, secondo la quale non vi sono rischi di contrarre la COVID-19 (l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2) attraverso alimenti ed imballaggi. Come sottolineato dall'ICSM, del resto, siamo innanzi a un virus respiratorio che si trasmette attraverso le goccioline che espelliamo quando respiriamo, parliamo, tossiamo e starnutiamo, e agisce in modo molto differente dai patogeni "gastrointestinali" come il norovirus o il virus dell'epatite A che fanno ammalare quando si ingeriscono cibi contaminati.

Nonostante non siano state trovate prove della contaminazione attraverso imballaggi e cibo, l'ICMS non esclude in modo assoluto che qualcuno possa contagiarsi in questo modo, pertanto ritiene ancora “prudente” mettere l'accento sulle buone pratiche di igiene alimentare, come il lavaggio accurato degli alimenti crudi (frutta e verdura) e la cottura in sicurezza della carne e del pesce. Senza naturalmente dimenticare la certosina igiene delle mani, attraverso acqua e sapone (per 40-60 secondi) o un gel idroalcolico per 20-40 secondi.

L'ICMS sottolinea che diversi Paesi hanno introdotto alcune restrizioni sull'importazione di cibo – ricordiamo il caso del salmone europeo ‘contaminato' in un mercato cinese -, mentre altri richiedono certificati che attestino lo status di “COVID free” della merce, cioè che sia libera dalla contaminazione del virus. Secondo l'organismo internazionale si tratta di misure di controllo che non hanno alcuna giustificazione scientifica, proprio perché il cibo e gli imballaggi non sono considerati un veicolo “significativo” per la trasmissione del SARS-CoV-2.

Nell'ottica del business alimentare, conclude l'organismo internazionale, è invece fondamentale assicurare la salute dei lavoratori attraverso il distanziamento sociale, l'uso delle mascherine e la già citata igiene delle mani. È stato proprio il mancato rispetto di queste misure a far scoppiare focolai significativi in allevamenti, macelli e altre strutture in cui si processano gli alimenti, ma ciò non a nulla a che vedere col rischio di contrarre la COVID-19 attraverso il cibo.