Dai dati raccolti durante la missione Cassini gli scienziati sono riusciti a studiare per la prima volta una tempesta su Titano, una delle lune di Saturno. La Nasa ha pubblicato la scoperta mettendo tra le immagini anche una rappresentazione artistica della superficie, così quando la notizia è stata ripresa dalle testate è stata scambiata per una foto originale della tempesta.

La missione Cassini-Huygens

I risultati ottenuti con uno spettrometro di mappatura visiva e infrarossa non possono restituirci un panorama visto da Terra. La missione Cassini-Huygens lanciata il 15 ottobre 1997 è un progetto che ha unito le forze di due agenzie spaziali: la NASA e l'ESA, a cui si aggiunge il contributo importante dell'Agenzia spaziale italiana. Cassini ha concluso il suo viaggio cadendo su Saturno il 15 settembre 2017, non si è trattato di un incidente ma di una dipartita programmata della navicella, la quale aveva anche il compito di esplorare Titano facendo scendere sulla superficie la sonda Huygens che ha effettivamente immortalato quel che si vede laggiù.

La rappresentazione aristica scambiata per foto

L’inghippo scoperto su twitter è stato segnalato per la prima volta da Paolo Attivissimo provocando non poco imbarazzo ed una corsa agli aggiornamenti degli articoli, ma qualche traccia in diversi testi rimane ancora, ci riferiamo ad affermazioni del tipo “sembra il deserto del Sahara nel bel mezzo di una tempesta di sabbia”. Oltre a questo ricordiamo che quel che abbiamo sono immagini a infrarossi, ottenute dopo un periodo di attività che va dal 2004 al 2017. Si fa insomma maggiore riferimento a quanto visto nella rappresentazione artistica, decisamente più emozionante dei dati reali relativi alla scoperta.

Cosa sappiamo sul panorama di Titano

La ricorstruzione risponde comunque a nuove concezioni che abbiamo su Titano grazie anche a questo genere di scoperte. Esistono certamente delle similitudini con la Terra, si tratta infatti dell’unica luna del Sistema solare ad avere una massa liquida sulla superficie del pianeta, solo che non si tratta di acqua bensì di metano ed etano. Il corpo celeste possiede inoltre un’atmosfera consistente. Abbiamo quindi la possibilità che si creino tempeste e persino piogge, visto che le molecole di idrocarburi possono evaporare, condensarsi in nuvole e quindi generare precipitazioni. Ma le nubi di metano possono formarsi solo in determinati periodi ad altitudine elevata, mentre quelle rilevate recentemente oltre a risultare nel periodo “sbagliato” non superano i 10 chilometri, ovvero sono ben al di sotto di quanto la Fisica del corpo celeste dovrebbe consentire. Allora cosa stiamo osservando?

Una vera immagine della superficie di Titano

Una vera immagine della superficie di Titano scattata dalla sonda Huygens nel 2005.
in foto: Una vera immagine della superficie di Titano scattata dalla sonda Huygens nel 2005.

Per risolvere il mistero dei dati scoperti recentemente su Titano dobbiamo fare un passo indietro fino al 2005, quando la sonda Huygens separatasi dalla Cassini scese su Titano. É ad essa che dobbiamo una vera immagine del satellite visto "da terra". Abbiamo così dati che fin da allora ci hanno fatto pensare alla presenza di una certa quantità di polvere sulla superficie. É possibile quindi che i recenti dati ottenuti ci parlino di vere e proprie tempeste di polvere paragonabili a quelle di sabbia che avvengono nel deserto del Sahara. Da qui a sostenere che di sicuro su Titano abbiamo un paesaggio molto simile ce ne passa, anche se sono state formulate ipotesi in tal senso: “i venti potrebbero trasportare la polvere sollevata dalle dune su grandi distanze, contribuendo al ciclo globale di polvere organica su Titano e causando effetti simili a quelli che possono essere osservati sulla Terra e su Marte”.