Il 2015 è stato un annus horribilis per l’archeologia. Impotenti e sconvolti, tutti abbiamo assistito alle distruzioni sistematiche di tesori inestimabili, testimonianze di antiche civiltà contro le quali nulla aveva potuto l’usura del tempo; fino a quando non è intervenuta la furia distruttrice della stupidità che questa volta si chiama ISIS.

Abbiamo visto l’idiozia distruggere le statue e i bassorilievi (alcuni risalivano ad oltre 3000 anni fa) nel museo di Mossul e le mura di Ninive, in Iraq. Poco tempo dopo, un altro sito archeologico assiro, nel nord dell’Iraq, veniva completamente raso al suolo: lo scorso aprile è stato proprio il sedicente stato islamico a diffondere il video della distruzione di Nimrud.

Poi la ferita più grande, d’estate, con la distruzione di Palmira, in Siria, la sposa del deserto: quello che non hanno potuto  le esplosioni con le quali i templi sono saltati in aria, lo hanno fatto i saccheggi, con i reperti che – c’è da scommetterci – sono finiti immediatamente sul mercato nero. Le vestigia del magnifico passato del Medio Oriente sono morte così, assieme all'ultraottantenne Khaled al Assad, l’archeologo che per oltre quarant'anni è stato direttore del sito archeologico della città di Palmira: ucciso da un gruppo di jihadisti per non aver voluto rivelare dove si trovavano alcune antiche opere d’arte, il corpo decapitato esposto al pubblico.

D’altronde è la barbarie della guerra, la stessa che brucia i libri; non è la prima volta che accade, anche se non è vietato sognare che sia l’ultima. Troppo facile pescare qualche episodio del passato, anche recente e anche europeo, per ricordarci che la guerra non rispetta gli esseri umani, figuriamoci la cultura e le culture.

A dispetto di questa mesta premessa iniziale, comunque, l'annus horribilis ci ha regalato anche qualche sorpresa, a conferma del fatto che c’è ancora molto da conoscere ed esplorare non soltanto nello spazio e nel futuro ma anche nel nostro passato, tra le rughe della vecchia Terra. Ecco alcune tra le scoperte più interessanti del 2015 e, probabilmente, del tutto inattese.

Un ominide che non conoscevano

Anche se gli studi su Homo Naledi sono soltanto all'inizio, non c’è dubbio sul fatto che il primo posto lo meriti lui: questa specie sconosciuta appartenente al genere Homo promette di obbligarci a ridisegnare l’albero genealogico dei nostri “antenati”. I suoi resti, consistenti in oltre 1.500 frammenti attribuibili ad una quindicina di individui di età varie, sono stati ritrovati in un ambiente a circa 90 metri di profondità, dall’accesso decisamente proibitivo, in un sito archeologico sudafricano. Per il momento, gli scienziati che hanno rinvenuto i resti hanno spiegato che l’Homo naledi doveva presentare un insolito mix di caratteristiche tra il moderno e il primitivo: ma saranno necessarie ulteriori indagini per stabilire l’età precisa dei reperti.

Mani di homo naledi (via Elife)
in foto: Mani di homo naledi (via Elife)

La civiltà perduta dell’Honduras

Cosa c’è di più affascinante di scoprire una specie di ominide sconosciuta? Sicuramente scoprire una civiltà sconosciuta! Esattamente come è accaduto agli archeologi americani che, nel cuore della foresta equatoriale honduregna, hanno individuato i resti di una città perduta riconducibile a delle genti di cui non esiste traccia nella storia. D’altronde, la magia dell’archeologia sta proprio nel riuscire a dar voce a fatti e persone che non hanno lasciato testimonianze scritte di sé.

Prima grazie alla tecnologia per il telerilevamento LiDAR, poi con ricognizioni sul posto, sta tornando alla luce una città fiorita verosimilmente tra il 1000 e il 1400 d. C. e successivamente abbandonata per ragioni ignote, nascosta dalla vegetazione più lussureggiante per oltre 600 anni, in un’area dove probabilmente nessun uomo ha più messo piede da allora. Tra i manufatti più interessanti sono stati ritrovati seggi cerimoniali in pietra, coppe con decorazioni zoomorfe e un “giaguaro mannaro”, una figura combinante le fattezze umane con quelle animali, probabilmente il segnale di culti religiosi riconducibili all'ambito dello sciamanesimo.

Ancora segreti tra le Piramidi

Un universo che non smetterà mai di stupirci è quello dell’Antico Egitto: quest'anno ci siamo resi conto che di misteri da svelare ce ne sono ancora tantissimi, anche nei siti che maggiormente ci sembrava di conoscere. Tra le piramidi di Giza, ad esempio, una scansione termica ha recentemente rivelato un'anomalia nella piramide di Cheope: potrebbe trattarsi di una stanza che fino ad oggi era sfuggita agli archeologi.

La stanza del sarcofago nella tomba di Tutankhamon (tramite Wikimedia Commons)
in foto: La stanza del sarcofago nella tomba di Tutankhamon (tramite Wikimedia Commons)

Qualcosa di analogo è accaduto anche con la tomba di Tutankhamon, il faraone egiziano morto giovane e il cui sepolcro si salvò miracolosamente da furti e razzie fino a quando fu scoperto praticamente intatto nel 1922. Qui la scansione radar ha rivelato la possibilità che, al di là del muro settentrionale, siano nascoste due camere: questa possibilità si aggira intorno al 90%. Sul loro contenuto si può soltanto fantasticare: potrebbero esserci camere con sepolture intatte ancora ricche di tesori (magari della regina Nefertiti) così come semplicissimi depositi, magazzini o corridoi. Il mistero è ancora ben lontano dall'essere risolto.

Il sacro Graal dei relitti

Riemerso dopo oltre 300 anni dalle acque del Mar dei Caraibi, al largo della penisola colombiana di Barù, il galeone spagnolo San José era il sogno proibito di tutti i cacciatori di tesori. Con il suo carico di smeraldi, ametiste, diamanti, argento e milioni di pesos d'oro, andato a fondo nel 1708 durante uno scontro con gli inglesi, avrebbe fatto gola a chiunque. Si parla di un valore che si aggira attorno alla decina di miliardi di dollari, tant'è che Spagna, Colombia e Stati Uniti sembrano avere idee a dir poco discordi sulla possibile collocazione ed esposizione dei reperti ripescati. Intanto la fortuna è già quella di averlo riportato alla luce.

Ma la Grecia è sempre la Grecia…

Concludiamo giungendo nella patria dell'archeologia, la terra che maggiormente ha fatto sognare gli archeologi, soprattutto in altre epoche (a pari merito con il nostro Paese, naturalmente). La Grecia quest'anno ha restituito un tesoro praticamente intatto, rinvenuto nella tomba di un uomo (un guerriero?) vissuto durante l'età del Bronzo e sepolto a Pilo, nel Peloponneso.

Una collana unica, lunga circa 80 centimetri interamente in oro, parte del corredo del guerriero (credit: Jennifer Stephens)
in foto: Una collana unica, lunga circa 80 centimetri interamente in oro, parte del corredo del guerriero (credit: Jennifer Stephens)

Un corredo sbalorditivo fatto di armi, gioielli, sigilli, vasellame, pettini in avorio: tutte le ricchezze che quest'uomo sconosciuto volle con sé per il suo viaggio nell'aldilà e che il tempo e le circostanze hanno deciso di restituire, per consentirci di conoscere un altro pezzo di meraviglia del passato.

In apertura: Palmira via Flickr, di Rafael Medina]