L'area di foresta pluviale honduregna mappata grazie alla tecnologia LiDAR che ha rivelato la presenza della città(photo credit: University of Houston)
in foto: L'area di foresta pluviale honduregna mappata grazie alla tecnologia LiDAR che ha rivelato la presenza della città(photo credit: University of Houston)

Della tecnologia LiDAR abbiamo già scritto in passato, sottolineando come questo strumento innovativo potrebbe probabilmente aprire ad una nuova età d’oro dell’archeologia. Ebbene, oggi possiamo dire che una scoperta davvero eccezionale deve molto proprio a questa tecnica di telerilevamento: grazie ad essa, infatti, alcuni scienziati potrebbero aver individuato una leggendaria città perduta dell’America Centrale, nell’area orientale dell’Honduras.

Dal telerilevamento alla spedizione sul posto

Una ricognizione effettuata nel 2012 sulle più remote aree della foresta pluviale honduregna, grazie alla collaborazione del National Center for Airbone Laser Mapping della University of Houston, aveva già consentito di ricostruire una mappa topografica della zona dalla quale sembrava possibile individuare le testimonianze sbiadite di quella che un tempo fu una civiltà. Terrapieni e sterrati, tracce di edifici, segnali di modifiche operate sul corso del fiume.

Adesso una spedizione sul posto ha confermato quello che il laser di LiDAR sembrava aver già intuito. Da qualche parte nella regione di Mosquitia, in un punto dove probabilmente l’essere umano non mette piede da secoli, giacciono attaccati dalla natura i resti di quella che si pensa fosse la Ciudad Blanca, ossia la leggendaria Città Bianca della quale aveva già sentito parlare il conquistatore Hernán Cortés. Di essa sapeva soltanto che era estremamente ricca ma non poté mai verificarlo di persona, dal momento che non la trovò.

Un "tesoro" di 52 manufatti

Sì ma, leggende a parte, cosa hanno trovato realmente gli archeologi dopo questo primo campo di lavoro sul posto? Secondo quanto spiegato da Chris Fisher, antropologo della Colorado State University, al National Geographic al momento poco ma sufficiente per essere entusiasti. Assieme agli archeologi statunitensi ed honduregni si sono imbattuti soprattutto in frammenti: di blocchi di pietra, che sembrerebbero tagliati a mano, e di ben 52 manufatti parzialmente sotterrati. Un buon inizio ed un incoraggiamento per intraprendere campagne di scavo che, magari, potrebbero continuare a restituire interessanti reperti. Per adesso gli archeologi hanno riportato alla luce seggi cerimoniali di pietra e dei recipienti recanti decorazioni con serpenti, avvoltoi e figure zoomorfe. L’opera più rappresentativa e bella, però, è la testa di quello che è stato battezzato “giaguaro mannaro”: probabilmente una figura che combinava fattezze umane ad un animale, cosa che potrebbe lasciar pensare alla raffigurazione di uno sciamano (o, in generale, a culti religiosi ascrivibili all’ambito dello sciamanesimo).

Secondo gli studiosi, la città sarebbe fiorita tra il 1000 e il 1400 d. C.; quindi, declinata per ragioni ignote, sarebbe rimasta nascosta nella foresta per almeno 600 anni. La foresta è talmente florida e ricca di creature che gli esperti pensano che effettivamente l’uomo non metta piede da quelle parti da allora: lo stesso comportamento degli animali, che non mostravano alcun tipo di paura nei confronti degli uomini, ha confermato questo sospetto.

Una civiltà perduta, non una città leggendaria

Dunque una città perduta: ma, probabilmente, soltanto una delle moltissime di questa area della foresta. Al di là dei sensazionalismi, infatti, la Città Bianca rientra nell'ambito delle leggende. E forse dovremmo riuscire ad abbandonare la cattiva abitudine di cercare della verità nel mito. Assai più interessante, invece, è la consapevolezza di aver scoperto una città che, secondo molti esperti, fu parte di un intero sistema di insediamenti urbani: quindi la testimonianza di una intera civiltà scomparsa che – ipotizzano alcuni archeologi – potrebbe aver lasciato altri resti nella stessa regione Mosquitia. Una civiltà della quale, in ogni caso, non conosciamo il nome e di cui ignoravamo fino ad oggi anche l'esistenza.