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Covid 19
9 Dicembre 2021
18:17

Chi si vaccina dopo un’infezione Covid ha anticorpi più potenti contro le varianti

Scienziati americani hanno scoperto che chi si vaccina dopo il contagio ha anticorpi più potenti contro le varianti. Possibile lo stesso beneficio con la terza dose.
A cura di Andrea Centini
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Vaccinarsi dopo aver contratto la COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, migliora sensibilmente la potenza e la qualità degli anticorpi contro le varianti del patogeno pandemico. Tuttavia, il medesimo risultato potrebbe essere ottenuto anche con le dosi booster (richiami) dei vaccini anti Covid, poiché sarebbe la reiterata esposizione alla proteina S o Spike del patogeno a selezionare immunoglobuline IgG (anticorpi neutralizzanti) migliori e più efficaci, non la specifica combinazione di un'infezione naturale con la vaccinazione. Lo evidenzierebbero anche gli ultimi studi sulla terza dose pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The New England Journal of Medicine, in base ai quali il richiamo porta fino al 99-100 percento la protezione contro la morte e aumenta di ulteriori 10 volte la protezione contro il contagio (rispetto alle due dosi base).

A determinare che vaccinarsi dopo aver contratto l'infezione da coronavirus SARS-CoV-2 “potenzia” gli anticorpi neutralizzanti è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati della Scuola di Medicina “David Geffen” dell'Università della California di Los Angeles (UCLA), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Microbiologia, Immunologia e Genetica Molecolare. I ricercatori, coordinati dal professor Otto O. Yang, docente presso la Divisione di Malattie Infettive – Dipartimento di Medicina dell'ateneo statunitense, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a confronto gli anticorpi presenti nel sangue di diversi gruppi di volontari: persone vaccinate che non erano state precedentemente contagiate dal patogeno; persone infettate ma non ancora vaccinate; e soggetti contagiati e successivamente vaccinati. Quasi tutti i partecipanti avevano ricevuto le due dosi di un vaccino anti Covid a mRNA, lo Spikevax di Moderna o il Comirnaty di Pfizer-BioNTech.

Gli anticorpi ottenuti da ciascun gruppo di pazienti sono stati sottoposti a test di neutralizzazione in laboratorio per verificarne la capacità di eliminare una serie mutata di proteine S o Spike del SARS-CoV-2, il “grimaldello biologico” utilizzato dal virus per agganciarsi alle cellule umane – attraverso il recettore ACE-2 –, disgregare la parete cellulare e riversarsi all'interno, dando il via al processo di replicazione che determina la COVID-19, la malattia. Le mutazioni delle diverse proteine S testate erano concentrate nel dominio di legame del recettore, il principale bersaglio degli anticorpi (legandosi ad esso impediscono al virus l'accesso alle cellule umane e dunque l'infezione). Gli scienziati hanno scoperto che le mutazioni in questa specifica porzione della proteina Spike hanno ridotto la potenza degli anticorpi acquisiti, sia quelli derivati da una precedente infezione naturale che quelli dovuti alla vaccinazione. Tuttavia, gli anticorpi delle persone vaccinate circa un anno dopo l'infezione naturale hanno manifestato un'efficacia sensibilmente maggiore, in grado di riconoscere tutte le varianti del patogeno pandemico testate in laboratorio.

“Il messaggio principale della nostra ricerca è che qualcuno che ha avuto la COVID e poi viene vaccinato sviluppa non solo un aumento della quantità di anticorpi, ma anche una migliore qualità degli stessi, migliorando la capacità degli anticorpi di agire contro le varianti”, ha affermato il professor Yang in un comunicato stampa. “Ciò suggerisce che avere esposizioni ripetute alla proteina Spike consente al sistema immunitario di continuare a migliorare gli anticorpi, se qualcuno ha avuto la COVID e poi è stato vaccinato”, ha aggiunto l'esperto. I ricercatori ritengono che tale esposizione reiterata alla proteina Spike possa essere efficace anche con i booster/richiami dei vaccini, anche se non contengono le sequenze aggiornate delle varianti di preoccupazione (COV) circolanti. Sebbene lo studio sia stato condotto prima che la variante Delta diventasse dominante e la variante Omicron iniziasse a diffondersi nel mondo, gli autori dello studio ritengono che tale efficacia rimanga anche contro questi ceppi del virus. I dettagli della ricerca “Previous infection Combined with Vaccination Produces Neutralizing Antibodies with Potency against SARS-CoV-2 Variants” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica mBio.

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