In un recente editoriale pubblicato sulla rivista scientifica specializzata World Psichiatry, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato che una delle conseguenze più drammatiche della pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 è l'impatto sulla salute mentale. Ansia, depressione e stress, catalizzati da solitudine, paura del contagio, disagio economico e limitazioni delle libertà personali, sono sintomi che negli ultimi mesi sono stati diagnosticati sempre più diffusamente, e in un prossimo futuro potrebbero trasformarsi in una vera e propria “ondata di stress post traumaticosecondo gli psicologi. Ma non tutti abbiamo sofferto allo stesso modo. Tra chi ha ‘retto meglio' al lockdown e alla tempesta emotiva scatenata dalla pandemia vi sono i proprietari di animali domestici, indipendentemente dalla specie accudita. I “pet”, in parole semplici, hanno fatto in qualche modo da scudo alla nostra salute mentale, grazie all'affetto, alla gioia e al benessere che sanno regalarci ogni giorno.

A dimostrare i benefici della compagnia di un animale domestico durante il lockdown è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di York, Regno Unito, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Scienze Comportamentali e della Salute dello University College di Londra; del Dipartimento di Scienze Comportamentali dell'Università di Porto (Portogallo); della Scuola di Psicologia della Queen's University di Belfast e della Facoltà di Scienze della Vita dell'Università Lincoln. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Elena Ratschen, docente presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell'ateneo di Yorl, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati di un sondaggio online, condotto tra il 23 marzo e il 1 giugno di quest'anno.

I partecipanti al sondaggio sono stati poco meno di seimila (5.926), e l'89,8 percento ha dichiarato di possedere almeno un animale domestico. Erano tutti residenti nel Regno Unito e avevano un'età minima di 18 anni. Ratschen e colleghi hanno sottoposto loro un questionario per raccogliere informazioni su dati demografici; storia della salute mentale; benessere; solitudine; legame e interazioni con gli animali domestici e altro ancora. Tutti fattori in grado di mettere in evidenza il disagio mentale nel periodo più critico della pandemia. Perlomeno quello della prima ondata, considerando gli sviluppi preoccupanti della curva epidemiologica nel Regno Unito in questi ultimi giorni.

Il 90 percento dei proprietari di animali ha dichiarato che gli amici a quattro zampe (ma anche alati o con pinne) hanno offerto un sostegno notevole per superare i disagi arrecati dal lockdown e dalla pandemia, mentre il 96 percento ha affermato che grazie a essi è stato aiutato a mantenersi più attivo e in forma. Incrociando i dati dei questionari è emerso che chi aveva un animale da compagnia ha ottenuto punteggi superiori di salute mentale rispetto a chi non lo possedeva, manifestando anche un minor tasso di solitudine. Come indicato, il supporto degli animali era indipendente dalla specie: benché la maggior parte avesse cani e gatti, anche uccellini, criceti, pesci, furetti e altri piccoli mammiferi hanno elargito gioia e benessere a migliaia di persone. Quando non erano gli animali domestici, erano quelli selvatici a tenere compagnia; l'interazione più diffusa dopo il contatto con i propri animali era il birdwatching; in tantissimi si sono soffermati a scrutare gli uccelli di passaggio nel proprio giardino.

Nonostante le gioie donate dagli animali, è emersa anche un po' di preoccupazione a causa del lockdown. Circa il 70 percento dei partecipanti si è infatti detto preoccupato per la riduzione delle attività all'aperto con il proprio animale da compagnia, per la difficoltà di accesso alle cure veterinarie e anche per la custodia, nel caso in cui ci si fosse ammalati di coronavirus. I risultati della ricerca sono significativi, ma Ratschen e colleghi sottolineano che seppur un animale domestico possa mitigare alcuni degli effetti psicologici legati al lockdown, “è improbabile che questa scoperta abbia un significato clinico”. Inoltre, specifica l'autrice principale dello studio, i risultati non suggeriscono in alcun modo di lanciarsi ad acquisire animali per “proteggersi”. Accudire un animale richiede impegno, dedizione e qualche piccolo sacrificio che non tutti sono disposti a fare, pertanto adottare un cane o un gatto (o un qualsiasi altro animale) senza la giusta dose di responsabilità rischia di creare un danno sia all'animale che al proprietario. I dettagli della ricerca “Human-animal relationships and interactions during the Covid-19 lockdown phase in the UK: Investigating links with mental health and loneliness” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PloS ONE.