In una foresta della Corsica meridionale vive un misterioso ed elusivo felino che gli autoctoni chiamano “ghjattu volpe”, il gatto volpe; ora, dopo alcuni anni di ricerche, analisi di campioni e la cattura di alcuni esemplari, gli scienziati suggeriscono che possa trattarsi di una nuova specie o sottospecie di gatto selvatico. Il suo DNA, infatti, dai primi studi sembra differire sufficientemente da quello del gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) e da quello del gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica), dunque qualora non dovesse trattarsi di una sorta di ibrido – un processo che può comunque portare a una nuova specie – i ricercatori sono pronti a classificarlo ufficialmente e a donargli un nome scientifico specifico. A rendere più complicato il lavoro dei tassonomisti la presenza di diverse sottospecie di gatto selvatico, come ad esempio il gatto selvatico sardo (Felis silvestris sarda) che vive in Sardegna, proprio a un passo dalla Corsica.

Chi è il “ghjattu volpe”. Benché il nome comune in lingua corsa possa suggerire un incrocio tra un gatto e una volpe, il primo è un felino e il secondo è un canide, dunque non è possibile dar vita ad alcuna mostruosa chimera intermedia. Gli ibridi come lo zebroide, del resto, nascono dall'incrocio tra animali dello stesso genere (nel caso specifico cavallo e zebra, che appartengono al genere Equus). Il nome del gatto volpe deriva dalla sua colorazione fulva/rossastra (leggermente tigrata) e dalla folta coda, che termina con pelliccia tinta di nero. Trattandosi di un animale con abitudini notturne, estremamente schivo ed elusivo, è entrato nelle leggende popolari della Corsica, diventando così il mitico ghjattu volpe. Si differenzia dal gatto domestico per diverse caratteristiche; è più lungo (90 centimetri contro i 76 centimetri di media), ha denti canini più lunghi e affilati, orecchie più larghe e corpo snello. Probabilmente deriva dai primi gatti portati in Corsica dai nostri antenati neolitici, circa 8mila anni fa.

La ricerca. Gli scienziati indagano da diversi anni sul gatto volpe, e il primo felino fu esaminato soltanto nel 2008, quando un esemplare rimase intrappolato per caso in un pollaio. Nel 2012 hanno iniziato a raccogliere campioni in natura grazie a bastoncini profumati sui quali i gatti volpe erano spinti a strofinarsi, mentre nel 2016 è stata avviata un'indagine approfondita dall'Office national de la chasse et de la faune sauvage (ONCFS) per l'identificazione della specie. Sono stati catturati, monitorati e muniti di chip una decina di esemplari, per studiarne abitudini alimentari e numeri della popolazione, distribuita nella foresta di Asco nella Corsica sudorientale. Solo l'indagine conclusiva sul DNA permetterà di capire se effettivamente si tratti di una nuova specie, come ha indicato all'AFP il tecnico dell'ONCFS Pierre Benedetti.