Un controverso studio dell’archeologo Ioannis Liritzis vorrebbe dimostrare che i Greci sono arrivati in Canada prima dei Vichinghi, con almeno mille anni di anticipo. Il problema è che si basa sostanzialmente su alcune frasi di Plutarco. L’autore però visse ben dopo l’epoca di questi presunti viaggi, tra il 46 ed il 125 d.C.

I Vichinghi ci andarono davvero.

Oggi sappiamo che effettivamente Cristoforo Colombo non fu davvero il primo. Sui Vichinghi abbiamo soprattutto prove derivate dagli scavi archeologici. Continuano ad essere rinvenuti nuovi insediamenti a Terranova. Tutto cominciò nel X Secolo, coi viaggi dei navigatori norreni (che noi oggi chiamiamo Vichinghi), furono loro ad esplorare e colonizzare diverse aree dell'Atlantico settentrionale, giungendo fino alle coste dell'attuale Canada. Gli insediamenti più consistenti e stabili restarono comunque quelli in Groenlandia, mentre in America esistettero piccoli insediamenti che non divennero mai delle vere e proprie colonie stabili, ma i viaggi nel nuovo continente furono numerosi.

Greci in America.

In uno degli scritti di Plutarco, il “De Facie” l’autore riporta l’incontro con alcuni Greci appena rientrati da un “grande continente”. La tesi di Liritzis è che si trattasse proprio del Canada. Alimentati da vele e remi, le navi greche potrebbero aver visitato regolarmente Terranova, estratto oro e realizzato colonie che avrebbero prosperato per secoli. Non è la prima volta che vengono mosse teorie alternative sulla prima vera e propria scoperta dell’America.

Romani in America.

Gli scritti di Plutarco non possono essere sufficienti, tanto più se ci si spinge a parlare di colonie greche in America. Chi le ha mai viste? Stando a semplici elementi letterari – scritti in epoca notevolmente postuma – potremmo anche sostenere che in passato fosse realmente esistita Atlantide (si vedano i dialoghi “Timeo” e “Crizia” di Platone). C’è anche chi spostando le Colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra tra Spagna e Marocco) in Sicilia, afferma di aver trovato Atlantide in Sardegna.

Ananas nell'antica Roma. Stando a ricerche condotte con la stessa superficialità si sono avanzate anche tesi su presunti arrivi di equipaggi Egizi e Romani nel Nuovo Mondo. Un esempio emblematico è sicuramente la presenza di presunte ananas in alcuni mosaici romani. In realtà fin dal 1998 esistono spiegazioni molto più plausibili: quella che vediamo potrebbe essere la rappresentazione di una pigna di pino domestico (Pinus pinea); oppure il mosaico potrebbe essere stato sottoposto ad un restauro integrativo in epoca moderna.

Egizi in America.

Un discorso simile si potrebbe fare riguardo la tesi in base al quale gli Egizi sarebbero stati i primi a giungere in America. Anche in questo caso il ritrovamento di piccoli oggetti o iscrizioni che ricordano delle ananas hanno portato ad affermare che dei navigatori dell’antico Egitto potessero avere attraversato l’oceano Atlantico.

Pannocchie egizie. Ci si spinge oltre affermando analogamente che gli Egizi conoscessero già il mais, basandosi su bassorilievi dove potrebbero essere rappresentati dei semplici grappoli d’uva. Argomentare sostenendo che “l’uva è ben diversa” lascia il tempo che trova: anche i corpi umani sono ben diversi da quelli rappresentati nelle statue e nei geroglifici. Si chiama “stilizzazione”, la si vede oggi molto bene nei manga giapponesi, nei loghi e nei cartelli dei luoghi pubblici.

Cinesi in America.

Molto interessanti le tesi riguardanti una scoperta dell’America da parte dei Cinesi. Si comincia con degli storici amatoriali e l’esibizione di improbabili mappe. Tutto parte da una carta geografica del settecento acquistata dall’ex sommergibilista della Royal Navy Gavin Menzies. Questa sarebbe derivata da un mappamondo realizzato nel 1418 (un’ottantina d’anni prima del viaggio di Colombo), dimostrerebbe l’avvenuta circumnavigazione del Globo da parte dell’ammiraglio Zheng He, navigatore che si ritiene realmente esistito durante la dinastia dei Ming.

Ma la mappa di Menzies è un falso. Sono gli stessi archeologi cinesi ad affermarlo, con buona pace del forte nazionalismo cinese. Il modo in cui il Mondo viene rappresentato mediante latitudini e longitudini, deriva dalle nozioni geografiche importate dagli europei in Cina nel XVIII Secolo. Ma le autentiche mappe cinesi realizzate nel ‘700 non mostrano ancora queste innovazioni.

Cosa vuol dire “scoprire l’America”?

Non è teoricamente impossibile che prima degli stessi Vichinghi qualche equipaggio possa essersi perduto alla deriva fino a giungere in America, ma questo oltre a dover essere dimostrato, deve anche sortire delle conseguenze nell’epoca in cui tale scoperta avviene. Questi navigatori avrebbero dovuto riuscire a far ritorno, permettendo una presa di coscienza concreta della scoperta, magari con successive spedizioni e colonizzazioni di cui non ci risultano tracce. E’ anche plausibile che oggetti in grado di galleggiare – relitti inclusi – potessero viaggiare dal nostro emisfero a quello americano e viceversa. Questo però avrebbe dovuto portare ad un passo successivo: la presa di coscienza da parte di un popolo antico dell’esistenza di un nuovo continente. Non è un passaggio automatico.

Chi è stato il primo americano? Ad oggi quindi, se vogliamo attenerci ai dati concreti, possiamo sostenere con certezza che i Vichinghi precedettero Colombo, infatti presero coscienza dell’esistenza di un territorio dove andarono a costruire insediamenti, di cui resta traccia nei gli scavi condotti a Terranova. Certamente il fatto che quelle terre fossero già abitate dai popoli precolombiani, presuppone che già all’alba della civiltà delle popolazioni attraverso la Siberia approdarono in America, attraversando quell’area geografica nella quale oggi si trova lo stretto di Bering. Quindi in un certo senso può essere corretto sostenere che qualcuno prima degli stessi Vichinghi scoprì l’America, ma non conosceremo mai il suo nome.