NASA/JPL–Caltech/ASU/JHUAPL
in foto: NASA/JPL–Caltech/ASU/JHUAPL

Gli scienziati potrebbero essere un po' più vicini a risolvere uno dei grandi misteri che riguardano Marte: come ha potuto trasformarsi da quel mondo la cui superficie era segnata da corsi e depositi d'acqua nell'arido Pianeta che conosciamo oggi?

A caccia di anidride carbonica

Una nuova analisi condotta su uno dei più vasti depositi conosciuti di minerali carbonati sembra suggerire che l'originale atmosfera marziana doveva aver già perso la gran parte dell'anidride carbonica nell'epoca in cui si formava quella vasta rete di valli ancora oggi osservabile: il che sembra essere in contrasto con una delle principali teorie proposte per spiegare come mai l'atmosfera del Pianeta Rosso fosse così sottile.

L'anidride carbonica costituisce la principale componente del'atmosfera di Marte. Ora, poiché questo gas può essere catturato dall'aria e trascinato sotto terra grazie a reazioni chimiche che portano alla formazione dei carbonati, in passato gli scienziati supponevano che avrebbero trovato immensi depositi nei suoli che giustificassero la sottile atmosfera. Ma le missioni che, negli anni, ci hanno portato sempre più vicine al pianeta non sono state in grado di verificare effettivamente questa ipotesi: scarse concentrazioni di carbonati, oltretutto per lo più distribuiti in maniera ampia e con pochi depositi.

«Il più grande deposito di carbonati su Marte contiene, al massimo, il doppio del carbonio attualmente presente nell'atmosfera del pianeta» ha spiegato Bethany Ehlmann del California Institute of Technology e del Jet Propulsion Laboratory della NASA: questo conferma ulteriormente che, seppur sommassimo tutto il carbonio contenuto nei depositi attualmente conosciuti, si resterebbe comunque ben lungi dall'immaginare uno scenario in cui l'anidride carbonica "catturata dalla roccia" abbia potuto determinare la scomparsa dell'acqua su Marte. E quindi?

L’ultima regione analizzata grazie agli strumenti NASA (NASA/JPL–Caltech/JHUAPL/Univ. of Arizona)
in foto: L’ultima regione analizzata grazie agli strumenti NASA (NASA/JPL–Caltech/JHUAPL/Univ. of Arizona)

Un Pianeta diverso da come ce lo aspettiamo

L'atmosfera moderna di Marte è troppo tenue perché l'acqua allo stato liquido possa persistere sulla superficie: un'atmosfera più densa, in passato, potrebbe aver consentito all'acqua di resistere senza evaporare, portando magari addirittura alla formazione di zone più fredde dove il liquido avrebbe potuto congelarsi. Ma, se le cose stanno così, cosa è accaduto?

Una possibile spiegazione è che Marte avesse un'atmosfera effettivamente più densa successivamente perduta non perché finita nei minerali ma, piuttosto, nello spazio: un dato che sarebbe stato confermato anche dalle osservazioni di Curiosity, benché gli stessi dati raccolti dal rover non siano in grado di fornire dettagli più precisi sul "quando".

Secondo gli scienziati si può ipotizzare che, nel periodo in cui l'acqua solcava le valli marziane, l'atmosfera si stava già assottigliando: quindi, suggerisce Christopher Edwards, uno degli autori dell'articolo pubblicato da Geology, dovremmo forse abituarci ad immaginare un Marte non particolarmente caldo ed umido, bensì freddo ed asciutto con un'atmosfera già piuttosto sottile. Così in molti luoghi ci sarebbero stati neve e ghiaccio che, occasionalmente, con temperature appena superiori al punto di congelamento, avrebbero potuto dare origine alle valli marziane.