Credit: Università di Padova
in foto: Credit: Università di Padova

Una tecnica anticancro sperimentale basata sulle nanoparticelle ha dimostrato che è possibile aggredire con efficacia anche le cellule di tumori senza cura, come il carcinoma mammario triplo negativo che colpisce le giovani donne. L'ha messa a punto un team di scienziati italiani dell'Università di Padova, che ha collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell'Università di Brescia e del The Weizmann Institute of Science israeliano. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Margherita Morpurgo, docente presso il Dipartimento di Scienze del farmaco dell'ateneo padovano, hanno verificato l'efficacia della tecnica sia in vivo che in vitro, al termine di un duro lavoro durato ben 15 anni.

Ma come funziona questa tecnica? In parole semplici, Morpurgo e colleghi hanno dimostrato che per colpire un tumore con un farmaco specializzato è preferibile legare l'anticorpo a una nanoparticella chiamata ANANAS (acronimo di Avidin-Nucleic-Acid-Nano-Assemblies) piuttosto che al farmaco stesso. Nella moderna oncologia personalizzata, infatti, si sfruttano gli anticorpi monoclonali o combinazioni di anticorpi e farmaci (ADC) per riconoscere le cellule malate e ucciderle. Gli anticorpi, nel secondo caso, sono utilizzati come vettori per il trasporto del farmaco, che viene rilasciato esattamente dove serve. Anche per questo si parla di medicina di precisione. Gli scienziati italiani hanno scoperto che per il ruolo di “trasportatore” è molto più efficace una nanoparticella ANANAS; grazie ad essa, infatti, si riduce in maniera significativamente superiore la massa tumorale aggredita.

Per gli esperimenti, condotti proprio sul carcinoma mammario triplo negativo, gli studiosi hanno unito alla nanoparticella l'anticorpo monoclonale cetuximab e il farmaco chemioterapico doxorubicina, che normalmente sono inutili nel trattare questa tipologia di tumore. “I risultati della ricerca – ha dichiarato la professoressa Morpurgo – dimostrano in vitro e in vivo che, mentre entrambi i farmaci da soli o uniti fra di loro nel complesso ADC sono inefficaci, la nuova nano combinazione diventa estremamente efficace anche a dosi molto basse di ciascun componente, di fatto bypassando le difese che il tumore ha sviluppato contro la terapia”. Come sottolineato dalla studiosa, per la prima volta è stato fatto “un confronto quantitativo tra un approccio classico e l’uso della nanomedicina", dimostrando la superiorità del secondo metodo.

Saranno naturalmente necessari altri studi di approfondimento e test di sicurezza per il passaggio alla fase clinica, ma i risultati sono estremamente positivi e gli scienziati sperano di poter estendere questo trattamento anche ad altre forme di cancro al momento senza terapia farmacologica. I dettagli di questa promettente ricerca italiana sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.