Le pazienti colpite dalla forma di cancro al seno localmente avanzato o con metastasi (carcinoma mammario) più diffuso potranno combattere la malattia senza passare per la chemioterapia. Potranno avvalersi di una combinazione di terapia a bersaglio molecolare e terapia ormonale che risulta essere sensibilmente più tollerabile, senza perdere in efficacia rispetto al trattamento tradizionale. L'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato l'uso del principio attivo Abemaciclib – prodotto dalla casa farmaceutica Eli Lilly con nome commerciale Verzenios – e la sua rimborsabilità. Ora è disponibile sul mercato italiano, dando così inizio a una nuova era nel contrasto al tumore del seno, contro il quale combattono migliaia di donne italiane ogni anno.

Abemaciclib è un cosiddetto inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti (CDK4/6), che ha fatto emergere la sua ampia efficacia nell'arrestare la proliferazione delle cellule cancerose in diversi studi clinici. Per avere effetto il principio attivo deve essere utilizzato in combinazione con un altro farmaco, un inibitore dell'aromatasi non steroideo (Nsai; anastrozolo o letrozolo) o fulvestrant. Negli studi clinici Monarch 2 e Monarch 3 la sinergia di farmaci non solo è stata capace di rallentare la progressione della malattia nelle pazienti, ma ne ha anche prolungato in modo significativo la sopravvivenza. A “certificare” la bontà della combinazione tra terapia a bersaglio molecolare e terapia ormonale rispetto alla chemioterapia è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati italiani Divisione di Oncologia Clinica presso l'Università di Napoli Federico II e dell'Università di Trieste, che hanno collaborato con numerosi altri istituti internazionali e nazionali. Gli scienziati guidati dal professor Mario Giuliano hanno valutato 140 distinti studi, per un totale di 50mila pazienti.

Il trattamento innovativo non è tuttavia pensato per tutte le forme di cancro al seno, ma solo per quelle positive per i recettori ormonali (HR+) e negative per il recettore 2 del fattore umano di crescita epidermica (HER2-); riguarda circa il 70 percento delle diagnosi, per un totale di 10mila donne all'anno nel nostro Paese. “Questo farmaco è un inibitore selettivo molto efficace in grado di prolungare il controllo della malattia nelle pazienti con tumore al seno sensibile agli ormoni. Aveva già mostrato un notevole beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione, ma ora, i risultati del Monarch 2, mostrano un miglioramento significativo anche nella sopravvivenza globale delle donne affette da carcinoma mammario avanzato HR+, Her2-. Ora queste pazienti hanno un'opzione di trattamento che può consentire loro un allungamento di vita. Non dimentichiamo che quando ricevono una diagnosi di carcinoma mammario avanzato, le pazienti apprendono anche che la loro malattia, per quanto possa essere gestita, rimane incurabile. Oggi possiamo offrire una speranza in più”, aveva dichiarato in occasione della pubblicazione su JAMA Oncology dello studio il professor Pierfranco Conte, docente di Oncologia medica all'Università di Padova e direttore della divisione di Oncologia medica 2, all'Istituto Oncologico Veneto.

Un altro fattore positivo riscontrato dalla somministrazione di Abemaciclib e fulvestrant è il ritardato accesso alla chemioterapia per le pazienti trattate; l'accesso in media è stato procastinato di 50 mesi rispetto ai 22 mesi del placebo. Il farmaco di Eli Lilly è stato approvato in 50 Paesi e ora, come indicato, è disponibile anche nel nostro.