All'inizio di novembre una donna di Singapore di 31 anni ha dato alla luce un bambino con anticorpi contro il coronavirus SARS-CoV-2. Dopo il parto sia la mamma che il piccolo sono risultati negativi al tampone, tuttavia la donna aveva avuto la COVID-19 (l'infezione provocata dal patogeno emerso in Cina) a marzo, nella decima settimana della gravidanza. Ciò significa che durante la gestazione ha trasmesso gli anticorpi neutralizzanti al figlio Aldrin. Curiosamente, come dichiarato dal pediatra della famiglia, i suoi anticorpi sono spariti abbastanza rapidamente, mentre nel bambino appena nato sono consistenti. Sia il piccolo che la signora, Celine Ng-Chan, sono in perfetta salute.

Come dichiarato dalla neo-mamma al The Straits Times, ha contratto l'infezione durante un viaggio in Europa con la sua famiglia. Si sono ammalate anche la figlia di 2 anni (Aldrina) e la madre, la signora Choy Wai Chee di 58 anni; la prima ha avuto una malattia lieve come la madre, mentre la signora più anziana ha rischiato di morire. Ha trascorso infatti un mese attaccata a una macchina per il supporto vitale e ben 4 mesi complessivi di ricovero in ospedale. Il marito e il padre della signora Ng-Chan, anch'essi in viaggio in Europa, non sono stati invece contagiati. “La mia gravidanza e la nascita sono andate bene nonostante la diagnosi di COVID-19 durante il primo trimestre, che è la fase più delicata della gestazione. Sono stata molto fortunata ad avere Aldrin, che ne è uscito perfettamente in salute”, ha dichiarato la signora Ng-Chan al giornale di Singapore. “Mi sento sollevata che la mia esperienza con la COVID-19 sia finalmente finita, ora”, ha aggiunto la donna. Il piccolo è nato sabato 7 novembre presso il National University Hospital (NUH), con un peso nella norma di 3,5 chilogrammi.

Come emerso da una recente indagine coordinata da scienziati italiani dell'Università Statale di Milano e da altri studi, la cosiddetta “trasmissione verticale” (da madre a figlio) del coronavirus SARS-CoV-2 durante la gravidanza è un evento raro ma possibile, mentre sembrerebbe essere più frequente il passaggio attraverso la placenta degli anticorpi neutralizzanti IgG. Lo studio “Antibodies in Infants Born to Mothers With COVID-19 Pneumonia” pubblicato su JAMA, ad esempio, ha rilevato che 5 bambini nati da madri positive (su 6) avevano tutti livelli elevati di anticorpi neutralizzanti, ma nessuno aveva sviluppato la COVID-19. Un'altra ricerca della Divisione di Malattie Infettive della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York ha anche rilevato concentrazioni elevate di anticorpi neutralizzanti nel latte materno di donne contagiate e poi guarite dall'infezione.

Ad oggi non sono ancora chiare tutte le dinamiche dell'infezione durante la gravidanza, tuttavia sembra che le donne incinte abbiano un rischio superiore di sviluppare la forma severa della malattia e di morire per essa. Come dimostrato da un vasto studio su 1,3 milioni di donne dal CDC COVID-19 Response Team, una squadra di professionisti dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC – Centers for Disease Control and Prevention) americani, le donne incinte manifestavano un rischio maggiore rispetto alle altre di finire in terapia intensiva e di aver bisogno di ventilazione meccanica. In termini assoluti si trattava di un rischio molto basso, ma significativo se confrontato con quello delle donne fertili ma non in gravidanza. Non è chiaro quanto la severità della malattia influenzi la presenza di anticorpi nei bambini – la signora Celine Ng-Chan ha avuto un'infezione lieve diversi mesi prima – e per quanto tempo essi siano in grado di proteggere i piccoli. Ad oggi la durata dell'immunità è uno dei più grandi misteri della COVID-19, benché si pensi che possa durare addirittura per anni.