La balenottera minore affogata dai pescatori giapponesi. Credit: LIA/Dolphin Project
in foto: La balenottera minore affogata dai pescatori giapponesi. Credit: LIA/Dolphin Project

Un giovane esemplare di balenottera minore è stato barbaramente ucciso per annegamento da avidi pescatori giapponesi. A rendere ancor più crudele e inaccettabile un simile atto, il fatto che il cetaceo è stato tenuto prigioniero all'interno di una rete da pesca per oltre due settimane, senza potersi alimentare, costretto a nuotare in tondo fino a perdere quasi completamente le forze. Gli aguzzini non si sono nemmeno dovuti sporcare le mani; nelle scorse ore si sono avvicinati con due imbarcazioni alla balenottera, l'hanno affiancata, le hanno legato una corda alla pinna caudale e l'hanno issata, facendole finire la testa sott'acqua e impedendole di raggiungere la superficie con lo sfiatatoio per respirare. È morta così, da sola, dimenandosi con le ultime energie rimaste, dopo giorni di tortura e col grande blu negli occhi. L'agonia è durata venti minuti, durante i quali si è anche gravemente ferita, sbattendo ripetutamente contro il bordo del peschereccio nel disperato tentativo di divincolarsi. La carcassa è stata coperta da un grande telo azzurro, per nascondere le "prove" di cotanta atrocità. Ma l'intera scena è stata ripresa da un drone controllato da attivisti ambientalisti che monitoravano la situazione sin dall'inizio.

L'agghiacciante storia della balenottera minore è stata seguita da vicino dai volontari del Dolphin Project di Rick'o Barry, un'organizzazione senza scopo di lucro fondata dall'omonimo attivista – ex addestratore di delfini pentito – che da anni si occupa di tutela dei cetacei e divulgazione. Il team di volontari segue in particolar modo i massacri di delfini (e le catture per i delfinari) che avvengono nella famigerata baia di Taiji, nella prefettura di Wakayama. Si tratta del luogo al centro del film-documentario “The Cove” di Louie Psihoyos, vincitore del Premio Oscar nel 2010, tra i cui protagonisti figura proprio Rick'o Barry. La balenottera minore era rimasta intrappolata (per caso) in una rete da pesca piazzata poco al di fuori del porticciolo di Taiji. Era lì dal giorno di Natale, come documentato da Ren Yabuki, direttore della Life Investigation Agency, un'altra organizzazione ambientalista che collabora col Dolphin Project.

Le immagini della balenottera imprigionata hanno fatto il giro del mondo, e in migliaia hanno bombardato di mail e telefonate le istituzioni giapponesi per chiederne la liberazione. Solo alcuni giorni prima la medesima sorte era toccata a una megattera, che è stata fortunatamente liberata il giorno successivo. Ma col passare del tempo, dato che il cetaceo non poteva alimentarsi, è cresciuto il sospetto che i pescatori volessero approfittare della cattura accidentale. Del resto le balenottere minori fanno parte delle specie che le baleniere nipponiche massacrano ogni anno. E così è stato deciso di condannare a morte anche questo sfortunato esemplare. La caccia alle balene è considerata una delle pratiche più spietate in assoluto, a causa delle sofferenze atroci che vengono inflitte agli animali attraverso gli arpioni, ma la tortura che ha dovuto sopportare questo giovane esemplare va al di là di ogni comprensione, anche nei confronti di chi di mestiere non si fa scrupoli a uccidere i cetacei. La carne della balenottera sarà venduta a tranci al supermercato, a circa 8 euro per 177 grammi, come riportato da C'est Assez.