Gli astronauti impegnati in lunghe missioni spaziali possono sviluppare pericolosi coaguli di sangue che aumentano il rischio di trombosi, inoltre possono sperimentare un flusso sanguigno stagnante o addirittura inverso nella vena giugulare interna sinistra. Questa scoperta, emersa dalle analisi condotte su 11 astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), rappresenta un ulteriore ostacolo alla conquista di Marte. Il lungo viaggio verso il Pianeta Rosso, che durerebbe almeno otto mesi, è infatti già considerato ad altissimo rischio per l'incolumità degli astronauti, a causa dei letali raggi cosmici che attraversano costantemente il Sistema solare. In base a un recente studio condotto da scienziati dell'Università Georgetown di Washington, queste particelle ad altissima energia sono in grado di compromettere la funzione intestinale e indurre modifiche al DNA, innescando il cancro.

A determinare il rischio di trombosi, stagnazione e inversione del flusso sanguigno per gli astronauti è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati americani dell'istituto KBR di Houston e della NASA, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Accademia Russa della Scienze, dell'Ospedale Universitario Trousseau (Francia) e di altri centri americani. Come indicato, i ricercatori hanno studiato 11 astronauti (nove uomini e due donne) con un'età media di 46 anni, che sono rimasti a bordo del laboratorio orbitante per 6 mesi, la durata “tipica” delle attuali missioni. I partecipanti all'indagine, la cui identità non è stata diffusa per ragioni privacy, si sono sottoposti a misurazioni del flusso sanguigno nei giorni 50 e 150 della spedizione, sia da sdraiati che in posizione inclinata. Erano considerati tutti sani.

Dai risultati è emerso che uno degli astronauti al giorno 50 aveva sviluppato un coagulo di sangue, che è stato immediatamente trattato con anticoagulanti. Un altro aveva un potenziale coagulo di sangue parziale, mentre in sei hanno sperimentato sangue stagnante o inverso nella vena giugulare interna sinistra, quella che trasporta sangue deossigenato dalla testa e dal collo alla vena cava. Ciò significa che il loro sangue stava defluendo da un altro vaso. Gli autori della ricerca devono ancora comprendere bene i rischi legati alla stagnazione e all'inversione del flusso sanguigno, mentre la formazione di coaguli può determinare il pericolo di embolia polmonare. Questi effetti negativi della microgravità sul corpo umano si associano a quelli già noti: tra essi vi sono la chinetosi (o cinetosi) spaziale, che provoca vomito, nausea e vertigini durante i primi giorni; l'indebolimento del sistema immunitario; il condizionamento del sistema cardiovascolare, poiché il cuore non deve pompare sangue per vincere la forza di gravità terrestre; l'atrofia muscolare; la perdita di massa ossea; gonfiore del viso e del collo a causa del flusso sanguigno condizionato dalla microgravità; problemi neuro-oculari e cambiamenti rilevati nel microbioma e nell'espressione genica, rilevati grazie allo studio sui gemelli Scott e Mark Kelly, entrambi astronauti della NASA.

Insomma, oltre alle difficoltà logistiche per raggiungere pianeti relativamente lontani come Marte, vanno tenuti in serissimo conto anche tutti questi fattori che mettono a repentaglio la salute degli astronauti. I dettagli sugli effetti del volo spaziale sul flusso sanguigno sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica JAMA Cardiology.