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AstraZeneca ritiene che il suo vaccino anti COVID sarà efficace anche contro la variante inglese

L'amministratore delegato della casa biofarmaceutica svedese-britannica AstraZeneca ha annunciato di ritenere che il vaccino anti COVID "AZD1222" - sviluppato in collaborazione con l'Università di Oxford e l'azienda italiana Advent-Irbm - sarà efficace contro la variante inglese del coronavirus, analogamente alle preparazioni di Pfizer e Moderna. Saranno comunque necessari studi ad hoc per averne la conferma.

Il vaccino anti COVIDAZD1222” messo a punto dallo Jenner Institute dell'Università di Oxford in collaborazione con l'azienda di biotecnologie Advent-Irbm di Pomezia e la casa farmaceutica AstraZeneca (che si occuperà di distribuirlo) si ritiene sarà efficace anche contro la variante inglese del coronavirus SARS-CoV-2. Ad annunciarlo l'amministratore delegato del colosso britannico-svedese Pascal Soriot, che in un'intervista al Sunday Times si è detto fiducioso della capacità protettive contro la nuova variante. Scoperta nel mese di settembre ma divenuta di pubblico dominio soltanto di recente, la variante inglese del patogeno – chiamata B.1.1.7 – sta preoccupando esperti e istituzioni a causa della (presunta) maggiore trasmissibilità, che sarebbe tra il 50 e il 70 percento superiore rispetto ai lignaggi già in circolazione da tempo. Ad oggi non ci sono conferme da studi scientifici di questa caratteristica, così come non dovrebbe far ammalare di più, benché il numero cospicuo di mutazioni lo rendano un lignaggio “senza precedenti” nella storia della pandemia di COVID-19, come affermato dagli scienziati del COVID-19 Genomics UK (COG-UK).

Fortunatamente B.1.1.7 si è palesata proprio nel momento in cui ha avuto inizio la campagna vaccinale in Occidente, grazie alle preparazioni altamente efficaci di Pfizer-BioNTech e Moderna-NIAID – quest'ultima al momento approvata solo negli Stati Uniti – che dovrebbero essere in grado di garantire immunità anche per essa. “Sulla base dei dati raccolti fino ad oggi, ci aspettiamo che l'immunità indotta dal vaccino Moderna sia protettiva contro le varianti recentemente descritte nel Regno Unito”, ha dichiarato Moderna Inc. in un comunicato. Anche Pfizer è a lavoro per confermare se il sangue delle persone trattate col vaccino BNT162b2 presenti anticorpi neutralizzanti contro la B.1.1.7. Ora anche AstraZeneca sostiene che il suo vaccino candidato – ma prossimo all'autorizzazione per l'uso di emergenza, perlomeno nel Regno Unito – risulterà efficace, sebbene saranno necessarie tutte le conferme del caso. “Finora, pensiamo che il vaccino dovrebbe rimanere efficace. Ma non possiamo esserne sicuri, quindi lo testeremo”, ha affermato Soriot al Sunday Times.

Il vaccino AZD1222 ha subito una “battuta d'arresto” a causa del fatto che la sua efficacia attorno al 90 percento è emersa grazie a un errore nel dosaggio durante la Fase 3 della sperimentazione clinica; in parole semplici, gli scienziati si sono accorti che una mezza dose seguita da una dose completa era più efficace di due dosi complete nel proteggere i partecipanti dalla COVID-19. Pertanto, si è deciso di approfondire ulteriormente i risultati dei test e questo ha prolungato l'approvazione da parte delle autorità competenti, che nel frattempo hanno dato il “via libera” prima a Pfizer e Moderna. In questa settimana l'agenzia britannica che si occupa della regolamentazione dei farmaci dovrebbe approvare anche la distribuzione del vaccino di AstraZeneca, ma si attende anche un comunicato da parte della società nel quale verrà specificato nel dettaglio come sia stata raggiunta un'efficacia paragonabile a quella degli altri due vaccini. “Pensiamo di aver capito la formula vincente e come ottenere l'efficacia che, dopo due dosi, si pone lassù con tutti gli altri”, ha dichiarato Soriot. “Non posso dire di più perché a un certo punto pubblicheremo un comunicato”, ha affermato il CEO di AstraZeneca. Avere tre (o più) preparazioni sicure ed efficaci contro la COVID-19 nel giro di breve tempo sarà sicuramente prezioso nella lotta alla pandemia, dato che la produzione delle dosi presenta limiti logistici e deve essere vaccinata l'intera popolazione mondiale, con tutto ciò che ne consegue in termini di dilatazione dei tempi, anche solo per la distribuzione e l'organizzazione.

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