L'aspirina, nome commerciale dell'acido acetilsalicilico, è uno dei farmaci analgesici e antiinfiammatori non steroidei (FANS) più conosciuti, efficaci e utilizzati al mondo, ma come tutti i medicinali presenta la sua dose di effetti collaterali. I principali rischi sono legati alle sue proprietà di antiaggregante piastrinico, sfruttate dai medici nel trattamento dei pazienti colpiti da infarto o fortemente a rischio di svilupparlo. In parole semplici, l'aspirina può inibire l'aggregazione delle piastrine evolutasi per ‘tappare' le ferite, e di conseguenza favorire ulcere, sanguinamento ed emorragie.

I rischi, naturalmente, non riguardano chi assume saltuariamente quelle poche compresse per trattare il mal di testa o i sintomi di sindromi parainfluenzali e influenzali, ma per chi è sottoposto a terapia quotidiana a basso dosaggio come i pazienti cardiologici. Diversi studi clinici hanno infatti dimostrato che i pazienti colpiti da infarto e trattati con aspirina hanno un rischio sensibilmente ridotto di incappare in un secondo, drammatico evento cardiaco. L'infarto, del resto, è determinato dall'occlusione dei vasi cardiaci, che possono ostruirsi a causa dell'accumulo di grasso nel lume (aterosclerosi) e del passaggio di coaguli nel flusso sanguigno; fluidificandolo con l'aspirina si determina una sensibile diminuzione del rischio.

Nelle terapie a lungo termine e a basso dosaggio di aspirina (con compresse generalmente dai 75 ai 150 milligrammi) l'inibizione dell'aggregazione piastrinica è dovuta al blocco del trombossano A2, il composto fondamentale dell'emostasi derivato dall'acido arachidonico. Questa condizione può comportare rischi concreti, dovuti proprio alla mancata coagulazione del sangue. Basti pensare a una seria ferita in seguito a un incidente; il rischio di morte per dissanguamento diventa sensibilmente più elevato. Tra gli esempi balzati agli onori della cronaca, vi è quello di un'anziana livornese trattata con anticoagulanti; sarebbe stata uccisa dai graffi inferti alle gambe da un gatto della vicina.

L'uso quotidiano di aspirina aumenta inoltre il rischio di sviluppare ulcere ed emorragie nel tratto gastrointestinale, con esiti potenzialmente letali. Per questa ragione viene prodotta anche una versione con rivestimento enterico , he permette il rilascio del medicinale a livello dell'intestino tenue e non nello stomaco, anche se non tutti i ricercatori sono concordi nella riduzione del rischio di sanguinamento gastrointestinale. Un recente studio condotto dall'Università di Oxford suggerisce che almeno 3mila persone all'anno muoiano a causa delle conseguenze delle terapie anticoagulanti a lungo termine. Sono contemplati anche i casi di reazione allergica alla sostanza, ma si tratta di eventi decisamente sporadici. La Task Force dei servizi preventivi degli Stati Uniti raccomanda la terapia quotidiana con aspirina ai pazienti con un'età compresa tra i 50 e i 59 anni, che non hanno storie di emorragie interne e che presentano un aumentato del rischio di infarto o ictus del 10 percento o maggiore nei prossimi 10 anni, ma nessuno deve iniziare a seguirla senza un consulto col proprio medico.

Diversi studi hanno dimostrato che l'uso quotidiano di aspirina protegge da alcune forme di cancro, in particolar modo dal diffuso e letale carcinoma del colon-retto, benché altre indagini non abbiano dimostrato la stessa efficacia. Gli scienziati sono alla continua ricerca del giusto equilibrio tra i rischi e i (grandi) benefici offerti da questo preziosissimo medicinale, che fu sintetizzato per la prima volta dal chimico francese Charles Frédéric Gerhardt nella seconda metà del XIX secolo.