Assumere quotidianamente basse dosi di aspirina non allunga la vita degli anziani in salute, inoltre non li protegge da cancro, malattie cardiovascolari e demenza. Lo ha dimostrato un team di ricerca internazionale guidato da studiosi del Dipartimento di Epidemiologia e Salute Preventiva dell'Università Monash (Australia) e del Berman Center for Outcomes and Clinical Research presso l'Hennepin Healthcare di Minneapolis, Stati Uniti. Si tratta dei primi risultati dello studio ASPIRIN in Reducing Events in the Elderly (ASPREE), supportato in parte dall'agenzia federale americana National Institutes of Health (NIH).

I ricercatori, coordinati dai professori John J. McNeil e Anne M. Murray, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato statisticamente i dati di oltre 19mila partecipanti anziani, 16.703 australiani e 2.411 statunitensi. Tutti i volontari sono stati ingaggiati a partire dal 2010 quando avevano 70 anni di età, eccezion fatta per gli individui afroamericani e ispanici statunitensi, che avevano un'età minima di 65 anni. Questo perché negli USA queste popolazioni hanno un rischio superiore acclarato di eventi cardiovascolari e demenza.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: al primo sono state somministrate quotidianamente basse dosi di aspirina (100 mg), al secondo un placebo. Sono stati seguiti per un periodo di follow-up medio di 4,7 anni. Quando hanno avviato la sperimentazione, tutti gli anziani dovevano essere liberi da demenza, disabilità fisiche e malattie che richiedevano uso di aspirina per essere curate. Com'è noto, infatti, l'acido acetilsalicilico è un prezioso alleato per prevenire attacchi di cuore e ictus nelle persone che soffrono di patologie cardiovascolari.

Al termine della ricerca McNeil e colleghi non hanno evidenziato alcun beneficio in termini di sopravvivenza libera da demenza o disabilità per il gruppo trattato con aspirina. Il 90,3 percento dei soggetti trattati col farmaco è sopravvissuto fino al termine della sperimentazione senza manifestare queste condizioni, contro il 90,5 percento di quelli trattati con placebo. Incredibilmente, è stato evidenziato un rischio di morte superiore per gli anziani che avevano assunto aspirina quotidianamente rispetto agli altri: è deceduto infatti il 5,9 percento di essi contro il 5,2 percento dei trattati con placebo. Il risultato, sottolineano gli studiosi, va preso con grande cautela e andrà confermato con ulteriori approfondimenti.

Entrando nello specifico delle patologie, 448 partecipanti del gruppo che ha assunto aspirina ha sperimentato eventi cardiovascolari, contro i 474 del gruppo placebo. A causa di un noto effetto collaterale dell'uso prolungato di aspirina, più persone del primo gruppo hanno sperimentato un rischio maggiore di sanguinamento ed emorragie: 361 contro i 265 del placebo. Gli scienziati hanno evidenziato anche un numero di morti maggiori per cancro nel primo gruppo: “Un dato sorprendente, visto che altri studi avevano suggerito che l'uso di aspirina migliorava i risultati del cancro”, ha dichiarato il professor Leslie Ford, un coautore dello studio. Anche questo dato dovrà essere valutato con ulteriori approfondimenti, poiché potrebbe essere associato al caso. Nel complesso, il 50 percento delle persone morte durante l'esperimento è deceduta a causa del cancro, mentre le malattie cardiache e l'ictus hanno rappresentato il 19 percento delle morti e il sanguinamento maggiore il 5 percento. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sul sito del National Institutes of Health.