uno "scatto" della cometa ISON (Image Credit: NASA/Hubble)
in foto: uno "scatto" della cometa ISON (Image Credit: NASA/Hubble)

Tra qualche giorno raggiungerà il suo punto di massimo avvicinamento al Sole, nel frattempo ISON inizia finalmente a dare lo spettacolo che in tanti hanno aspettato fin dalla sua scoperta: individuata poco più di un anno fa, infatti, la Cometa è stata annunciata come una delle meraviglie dei cieli del 2013; sempre a condizione che il calore della nostra Stella non la disintegri del tutto entro le prossime settimane. Osservata per la prima volta il 21 settembre del 2012 grazie ad un telescopio riflettore di 40 centimetri, ISON è stata battezzata così in onore dell'International Scientific Optical Network, la rete che unisce numerosi telescopi principalmente di astrofili russi: in effetti sono stati proprio il bielorusso Vitali Nevski ed il russo Artyom Novichonok i due scopritori del corpo celeste il cui nome scientifico è C/2012 S1.

L'appuntamento si avvicina ed ISON esce così dal buio che l'ha avvolta (e che ha fatto supporre a molti che gli effetti visibili del suo transito fossero stati sopravvalutati). Per il 28 novembre, infatti, è previsto che la Cometa raggiunga il perielio della sua orbita, ossia il punto più prossimo al Sole durante il suo tragitto: proprio quest'evento, però, potrebbe mettere a repentaglio il proseguimento del viaggio dell'oggetto celeste. Esperti di tutto il mondo hanno sottolineato come sia di fatto impossibile fare delle previsioni precise, tuttavia i primi effetti dell'incontro ravvicinato inizierebbero già a vedersi nell'improvviso aumento di luminosità di queste ore: un segnale di difficile interpretazione al momento. Normalmente, l'intensa evaporazione del ghiaccio dovuta al calore del Sole comporta il repentino aumento di brillantezza delle comete: tuttavia c'è chi non manca di sottolineare, pessimisticamente, come il fatto che Ison sia diventata ben osservabile sarebbe una sorta di canto del cigno.

Comunque c'è di buono che a partire dalla seconda metà di novembre la cometa si fa finalmente ammirare: ora non resta altro che incrociare le dita e sperare che si tratti soltanto dell'inizio dello spettacolo. A partire dall'alba di lunedì 18 novembre, infatti, ISON sarà visibile, bassa nei cieli, a coloro i quali guarderanno anche ad occhio nudo in direzione orientale verso la Vergine, in prossimità della Spica, la più luminosa tra le stelle della costellazione. L'intensità della sua luce dovrebbe aumentare man mano che si avvicina al perielio dopodiché, scampato il pericolo di disintegrarsi, "punterà" verso la Terra: ISON probabilmente allieterà il nostro Natale con una coda luminosissima, divenendo la protagonista dei cieli fin dal tramonto, purché la si cerchi verso nord-est. Successivamente, per il mese di gennaio, risalirà la volta celeste fino ad avvicinarsi alla Stella Polare, ancora brillante: da lì inizierà gradualmente a "spegnersi", almeno ai nostri occhi, per tornare in abissi oscuri osservabili soltanto con strumentazioni adeguate.

C'è da dire che ISON di strada ne ha fatta partendo da quella che,sulla base dei suoi parametri orbitali, si ipotizza potrebbe esserne stata la culla, la nube di Oort: quando è stata avvistata per la prima volta, C/2012 S1 si trovava a circa 615 milioni di chilometri dal Sole, vale a dire oltre l'orbita di Giove. Il 1° di ottobre ha invece "sfiorato" Marte, mentre il 26 di dicembre si troverà ad appena 60 milioni di chilometri dalla Terra: per intenderci, la distanza registrata nel transito della cometa Hale-Bopp che brillò nei cieli del 1997 e fu probabilmente la più osservata del XX secolo era superiore più di tre volte. Questo non significa che qualcuno spera che il suo viaggio finisca anzitempo: probabilmente tutti, nessuno escluso, si augurano un Natale illuminato da un fascio di luce irripetibile, un fenomeno di quelli da ricordare per sempre. E secondo i bollettini della NASA che monitora costantemente la situazione ci sono buone speranze che ISON superi "indenne" l'appuntamento con il Sole e passi a trovarci il mese prossimo. Nell'attesa, non resta che osservarla all'alba.