Rispetto a 25 anni fa i terreni agricoli degli Stati Uniti sono circa cinquanta volte più tossici, un dato che può spiegare la preoccupante “apocalisse degli insetti”, la moria incontrollabile che sta colpendo questi preziosissimi animali. Le popolazioni degli insetti stanno infatti subendo un drammatico crollo in tutto il mondo, e si ritiene che in pochi decenni scomparirà il 40 percento di essi. Si tratta di un vero e proprio sterminio, che avrà conseguenze catastrofiche anche per l'essere umano. Del resto gli insetti sono alla base delle catene alimentari, inoltre sono responsabili dell'impollinazione di tantissime piante di interesse commerciale e non.

Lo studio. Le cause precise di questa moria, evidenziata da numerose ricerche entomologiche, non sono ancora del tutto comprese, tuttavia gli scienziati puntano fortemente il dito contro le attività antropiche, in particolar modo sull'uso massivo e sconsiderato di pesticidi ed erbicidi che hanno avvelenato i terreni di tutto il mondo. Gli scienziati dell'organizzazione Friends of the Earth US di Berkeley (California), che hanno collaborato con i colleghi del Pesticide Research Institute di Santa Rosa, del Dipartimento di Biologia dell'Università di Carleton e del Toxicology Research International di Haiku (Hawaii), hanno calcolato il tasso di tossicità acuta dei terreni agricoli statunitensi tra il 1992 e il 2014, rilevando livelli di avvelenamento aumentati di ben 48 volte in questo breve lasso di tempo.

Pesticidi neonicotinoidi. I principali responsabili dell'aumento della tossicità per gli insetti sono stati i pesticidi sintetici neonicotinoidi, come l'imidacloprid, il clothianidin e il thiamethoxam, il cui utilizzo è stato recentemente bandito nell'Unione Europea. Il loro impatto sull'aumento della tossicità è stato pari al 92 percento, in base ai calcoli condotti dagli scienziati coordinati dai professori Michael DiBartolomeis e Susan Kegley. I livelli di tossicità hanno iniziato ad aumentare sensibilmente attorno al 2000, proprio quando gli insetticidi neonicotinoidi sono stati utilizzati in grandi concentrazioni sulle colture di mais e soia. Va tenuto presente che si tratta di pesticidi che persistono per lunghissimo tempo nell'ambiente, e che continuano a uccidere anche a distanza di anni. Il clorpifrifos, il quinto insetticida più utilizzato nel periodo preso in esame dagli studiosi, ha contribuito soltanto per l'1,4 percento alla tossicità totale, mettendo in evidenza gli effetti devastanti dei neonicotinoidi. L'impatto della tossicità è stato disastroso in particolar modo per le api (Apis mellifera), alle prese anche con la famigerata sindrome dello spopolamento degli alveari o CCD (Colony Collapse Disorder), verosimilmente associata proprio all'uso dei pesticidi. “È allarmante che l'agricoltura degli Stati Uniti sia diventata molto più tossica per la vita degli insetti negli ultimi due decenni. Dobbiamo eliminare gradualmente i pesticidi neonicotinoidi per proteggere le api e altri insetti che sono fondamentali per la biodiversità e le aziende agricole che producono alimenti”, ha dichiarato la coautrice dello studio Kendra Klein. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica PloS ONE.