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in foto: Credit: Urikyo33

Il mese di settembre del 2019 è stato il più caldo della storia, facendo segnare lo stesso record negativo del 2015. La temperatura rilevata da stazioni meteorologiche e sensori sparsi per il globo è risultata essere di 0,95 gradi centigradi superiore alla media del XX secolo. Ad annunciare l'ennesimo, drammatico dato sui mesi “infuocati” è stata la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA – Amministrazione nazionale oceanica ed atmosferica), agenzia federale statunitense che si occupa di monitorare fenomeni climatici e meteorologici, oltre che di oceanografia.

Come indicato, la temperatura media registrata è stata la stessa del settembre del 2015, quello che fino ad oggi occupava in solitaria il primo posto della famigerata classifica. Negli ultimi 140 anni, cioè da quando viene tenuta traccia delle temperature globali, non c'è stato dunque un settembre più caldo di quello che abbiamo appena vissuto. Si tratta di un altro inequivocabile segnale del riscaldamento globale in atto catalizzato dai cambiamenti climatici, la cui causa principale sono le attività umane che immettono in atmosfera enormi quantità di gas a effetto serra (dei quali il principale è l'anidride carbonica).

A rendere ancor più drammatico il dato riportato nell'ultimo rapporto del NOAA, il fatto che settembre 2019 è stato il 43esimo settembre consecutivo (e il 417esimo mese consecutivo) con temperature superiori alla media del XX secolo. Se ciò non bastasse, gli scienziati dell'agenzia federale americana hanno rilevato che abbiamo vissuto il secondo periodo gennaio-settembre più caldo dal 1880; il record spetta al 2016, che supera il 2019 per appena 0,01 gradi centigradi in più.

Tra gli altri preoccupanti dati emersi dal rapporto dell'agenzia statunitense vi sono l'estensione del ghiaccio marino artico, risultata essere la terza più bassa (del 32,6 percento) rispetto alla media registrata tra il 1981 e il 2010, e quella del ghiaccio marino antartico, dell'1,3 percento inferiore rispetto a quella media dello stesso periodo. Sono tutti segnali di allarme che il pianeta continua a lanciarci; ci stiamo pericolosamente avvicinando a un punto di non ritorno e se davvero continueremo su questa strada il rischio di veder scomparire la civiltà umana nel 2050, come ipotizzato da alcuni scienziati, diventerà sempre più concreto.