La situazione degli incendi in Amazzonia continua ad essere drammatica e rischia di aggravarsi ulteriormente nelle prossime settimane. Nonostante il recente divieto assoluto di dar fuoco alla foresta imposto dal presidente brasiliano Jair Bolsonaro, accompagnato dall'invio di 44mila uomini per spegnere le fiamme, nelle 48 ore successive dall'emanazione del decreto sono stati appiccati altri 4mila roghi, duemila dei quali proprio nella foresta pluviale amazzonica. Il dato è emerso dai nuovi aggiornamenti rilasciati dall'INPE (Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais), l'Istituto nazionale per la ricerca spaziale che sta monitorando la situazione grazie ai rilievi satellitari.

Amazzonia in fiamme. In base ai nuovi dati dell'INPE, dall'inizio dell'anno sono stati appiccati quasi 90mila incendi in Brasile, oltre la metà dei quali proprio nella Foresta Amazzonica. Si tratta principalmente delle cosiddette “queimadas”, i roghi che agricoltori e allevatori appiccano per ampliare i propri terreni a disposizione (per pascoli e colture) o per rigenerarli. Secondo il World Resources Institute, l'organizzazione senza scopo di lucro che ha creato l'applicazione Global Forest Watch per monitorare in tempo quasi reale gli incendi in Amazzonia (e nelle altre foreste del pianeta), oltre il 60 percento dei roghi viene appiccato proprio nel mese di settembre. Ecco perché il “polmone verde” della Terra potrebbe perdere altre migliaia di chilometri quadrati di territorio. Le stime indicano che, dall'inizio dell'anno, cioè da quanto si è insediato il nuovo presidente Jair Bolsonaro, sarebbero andati distrutti dai 3.500 ai 4.700 chilometri quadrati di foresta amazzonica. Si tratta di un dramma immenso per le popolazioni indigene, per la magnifica biodiversità ma anche per il devastante impatto climatico.

Origine delle queimadas. Nonostante il Brasile sia il secondo produttore di carne bovina al mondo, nell'enorme territorio c'è una scarsa densità di bovini, e quelli presenti non riescono a concimare a sufficienza il terreno. Per questo gli allevatori e gli agricoltori bruciano la foresta; in questo modo ottengono rapidamente terreno fertile per i pascoli e aree dove poter coltivare piantagioni per il mangime, in particolar modo soia. Si stima che nei prossimi anni l'Unione Europea aumenterà l'importazione di carne bovina proveniente dal Brasile del 30 percento.