Nel mese di luglio la Foresta Amazzonica del Brasile ha perduto oltre 2.250 chilometri quadrati di territorio, un'area paragonabile al Lussemburgo e poco più piccola della Valle d'Aosta. Si tratta di un dato del 278 percento superiore rispetto a quello registrato nel luglio del 2018; ciò colloca il mese scorso tra i peggiori in assoluto per quanto concerne il disboscamento dell'Amazzonia. Il dato è stato comunicato dall'INPE (Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais, Istituto nazionale per la ricerca spaziale), ed è legato ai rilievi satellitari attraverso il sistema di “Detecção do Desmatamento na Amazônia Legal em Tempo Real” (DETER).

Le scelte di Bolsonaro. In base ai dati diramati dall'INPE, dall'inizio dell'anno sono andati perduti circa 4.700 chilometri quadrati di Foresta Amazzonica, rispetto ai 2.810 chilometri quadrati nello stesso arco di tempo dello scorso anno. I numeri sono fortemente criticati dal nuovo governo di Jair Bolsonaro, che ha recentemente fatto “cadere la testa” del numero uno dell'INPE Ricardo Magnus Osório Galvão, uno stimato scienziato a livello internazionale. È stato sostituito col militare Darcton Policarpo Damião. Secondo Bolsonaro, che da quando si è insediato ha ridotto controlli e sanzioni per i reati ambientali, favorendo politiche industriali e agroalimentari ai danni del “polmone verde” del Pianeta e delle popolazioni indigene che lo popolano, i dati dell'INPE sarebbero falsi. Per questa ragione intende sostituire l'ente con una società privata che monitori la Foresta Amazzonica al suo posto.

Dramma senza fine. In una recente conferenza stampa con i giornalisti europei Bolsonaro ha sottolineato di comprendere l'importanza dell'Amazzonia per il mondo intero, ma che l'Amazzonia è loro e non degli altri. Il 60 percento della foresta amazzonica pluviale si trova proprio in Brasile, dove gioca un ruolo fondamentale per gli equilibri climatici di tutto il pianeta, grazie all'enorme capacità di cattura dell'anidride carbonica (il principale gas serra e vettore del riscaldamento globale) e al rilascio di ossigeno nell'atmosfera. A causa del disboscamento, perpetrato sia legalmente che illegalmente per far posto a miniere, terreni agricoli e allevamenti, l'Amazzonia continua a ridursi a ritmi drammatici, ma da quando si è insediato il nuovo governo è stata registrata una vera e propria impennata rispetto agli ultimi anni. Nel mese di maggio, ad esempio, sono andati perduti 740 chilometri quadrati, quanto due campi da calcio al minuto. Il dato di luglio, triplo rispetto a quello di maggio, indica che nulla è stato fatto per arginare la pericolosa tendenza.