Scoperto un potenziale bersaglio terapeutico per trattare il morbo di Alzheimer, la devastante e incurabile patologia neurodegenerativa che si stima colpirà 115 milioni di persone nel mondo entro il 2050. Si tratta di una nuova molecola antagonista dell'Apolipoproteina E (ApoE), una proteina che lega lipidi ritenuta uno dei principali fattori di rischio della diffusa forma di demenza. A individuarla un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del College di Medicina “Morsani” dell'Università della Florida del Sud, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dei Dipartimenti di scienze biomediche e patologia presso l'Università Medica di Saitama (Giappone) e del National Institute on Aging Intramural Research Program di Baltimora.

La ricerca. Gli scienziati, coordinati dal professor Darrell Sawmiller, docente presso il Dipartimento di Psichiatria e Neuroscienze comportamentali dell'ateneo di Tampa, sapevano da tempo che colpire l'Apolipoproteina E poteva essere un approccio valido per contrastare l'Alzheimer. Così Sawmiller e colleghi sono andati a “caccia” di molecole antagoniste in grado di bloccarne l'azione; essa, infatti, favorisce l'accumulo di proteine e grovigli appiccicosi nel cervello, che rappresentano una caratteristica distintiva del morbo di Alzheimer. Tra le varie molecole esaminate hanno trovato un ottimo candidato in 6KApoE, che è in grado di bloccare l'interazione tra l'Apolipoproteina E con la proteina precursore dell'amiloide N-terminale (APP).

Risultati. In test di laboratorio Sawmiller e colleghi hanno dimostrato che bloccando questa interazione non solo viene ridotto l'accumulo di beta amiloide e di grovigli di proteina tau nel cervello, ma vengono migliorate anche le funzioni cognitive dei topi geneticamente modificati (classificati con codice 3XTg e 5XFAD) che presentano una condizione simile all'Alzheimer umano. Naturalmente si tratta di dati preliminari su modelli animali che dovranno essere approfonditi e verificati con ulteriori indagini, tuttavia gli scienziati sono ottimisti sul fatto di aver trovato un potenziale valido bersaglio terapeutico per la malattia, con possibili significativi benefici ai pazienti. I dettagli della ricerca “A Novel Apolipoprotein E Antagonist Functionally Blocks Apolipoprotein E Interaction With N-terminal Amyloid Precursor Protein, Reduces β-Amyloid-Associated Pathology, and Improves Cognition” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Biological Psychiatry.