Cancellate le tracce del virus dell'HIV da un uomo britannico, soprannominato il “paziente di Londra”: è il secondo caso al mondo dopo quello celebre del “paziente di Berlino”, la prima persona al mondo ad essere stata liberata dalla carica virale. Attenzione, non si tratta di una guarigione dall'AIDS, la sindrome da immunodeficienza acquisita che al momento colpisce 37 milioni di persone, bensì di una prolungata remissione dalla malattia. Saranno necessari molti anni di monitoraggio per capire se il paziente di Londra sia definitivamente libero dal virus. Com'è noto, infatti, il patogeno resta latente all'interno delle cellule ed è pronto a scatenare una nuova infezione quando si abbassano le difese immunitarie. Nel caso del paziente britannico, in seguito alla sospensione dei farmaci antiretrovirali gli scienziati non hanno rilevato il virus per oltre 18 mesi.

Trapianto di midollo osseo. Ma come hanno fatto i medici a liberare il paziente sieropositivo dal virus dell'HIV? La tecnica adottata è stata praticamente la medesima utilizzata per salvare il paziente di Berlino, in realtà un uomo americano (Timothy Brown) che all'epoca – nel 2007 – viveva in Germania. Entrambi gli uomini sono stati colpiti dal cancro; il primo da una leucemia e il secondo da un linfoma di Hogkin. Per salvar loro la vita i medici hanno predisposto un trapianto di midollo osseo con cellule staminali ematopoietiche, partendo da due donatori con una specifica mutazione chiamata “CCR5 delta 32”, nota per conferire una protezione dal virus dell'HIV. I trapianti, come specificato dal professor Ravindra Gupta, docente dello University College di Londra e team leader del secondo intervento, sono filati relativamente lisci, dato che i pazienti hanno sviluppato il cosiddetto “trapianto contro l'ospite”, una condizione in cui le cellule immunitarie donatrici aggrediscono quelle del paziente ricevente. Secondo i medici sarebbe stato proprio questo processo a liberare i due uomini dal virus dell'HIV, benché ci sia ancora molto da indagare e capire.

Perché è un risultato storico. Il fatto che il virus dell'HIV sia stato eliminato da un secondo paziente significa che il processo può essere replicato anche su altri. “Ottenendo la remissione in un secondo paziente con un approccio simile, abbiamo dimostrato che il paziente di Berlino non era un'anomalia e che sono stati proprio gli approcci terapeutici ad aver eliminato l'HIV in queste due persone”, ha dichiarato il professor Gupta. Nonostante il risultato raggiunto, la procedura adottata non è esente da rischi, è molto costosa e complessa; del resto è stato un tentativo estremo per salvare la vita del paziente sieropositivo da un aggressivo linfoma di Hodkin. Con una simile tecnica non sarà dunque possibile curare i 37 milioni di pazienti affetti da AIDS, ma sono state gettate le basi per una nuova terapia sostenibile. "Non abbiamo curato l'HIV, ma questi risultati ci fanno sperare che un giorno sarà possibile eliminare il virus", ha dichiarato alla Reuters la professoressa Sharon Lewin, esperta del Doherty Institute australiano e dirigente del comitato consultivo per la ricerca sulle cure della International AIDS Society.