Credit: NASA
in foto: Credit: NASA

Nancy Grace Roman, astronoma e prima donna a occupare un ruolo dirigenziale alla NASA, si è spenta all'età di 93 anni in un ospedale di Germantown, nel Maryland. La studiosa era nota col soprannome di “Mamma di Hubble” (Mother of Hubble) per aver dato un contributo fondamentale alla realizzazione del celebre telescopio spaziale. Lanciato nel 1990, lo strumento è considerato uno dei più importanti nella storia della ricerca scientifica; è noto al grande pubblico soprattutto per le straordinarie immagini ad alta risoluzione dello spazio profondo, che ancora oggi continuano a lasciarci a bocca aperta.

La Roman era così appassionata di stelle che appena undicenne fondò un club di astronomia con i suoi compagni di classe del Nevada, dove all'epoca viveva con la famiglia. La passione e la curiosità per le scienze, alimentate dal padre geofisico e dalla madre insegnante, la spinsero a primeggiare negli studi, tanto da completare il liceo – la Western High School di Baltimora – in soli tre anni. Sin da allora era perfettamente al corrente di doversi confrontare con una mentalità maschilista all'interno di un ambiente che in molti, all'epoca, consideravano “per soli uomini”. Mise a tacere tutti quanti con la sua competenza, conquistando il ruolo di capo astronomo presso i laboratori di scienze spaziali della NASA e diventando la prima donna con un ruolo esecutivo nell'agenzia spaziale americana.

Dopo la laurea e il PHD all'Università di Chicago, la Roman lavorò per diversi osservatori statunitensi. La sua carriera fece un salto di qualità quando si accorse di alcune caratteristiche nello spettro di emissione della stella AG Draconis. Dopo aver lavorato come radioastronoma presso il Naval Research Laboratory venne chiamata a dirigere il programma di Astronomia e Fisica solare della neonata NASA (fondata nel 1958), dove in seguito ricoprì diversi altri ruoli. La studiosa contribuì alla progettazione di tre piccoli osservatori solari e di tre satelliti, prima di entrare a far parte dell'ambizioso progetto Hubble, la sua più grande conquista scientifica.

Dopo aver concluso la carriera alla NASA, nel 1997, ha continuato a insegnare l'astronomia ai più piccoli, inoltre si è dedicata con genuina passione a sostenere il ruolo delle donne nella scienza, dopo aver subito per anni (non alla NASA) l'ostracismo dei colleghi maschi, ma anche di amici e alcuni familiari. Alla sua figura e a quella di quattro colleghe è stato dedicato nel 2017 il set celebrativo della LEGO “Donne della NASA”; assieme alla Roman furono incluse Margaret Hamilton, Sally Ride, Mae Jemison e Katherine Coleman Goble Johnson. Alla “Mamma di Hubble” è intitolato anche l'asteroide 2516 Roman.