Credit: ESA/Hubble, M. Kornmesser
in foto: Credit: ESA/Hubble, M. Kornmesser

Per la prima volta è stata individuata acqua nell'atmosfera di un esopianeta roccioso che orbita nella zona abitabile della propria stella, una scoperta che rende K2-18 b – questo il nome del corpo celeste – uno degli oggetti più affascinanti e interessanti da studiare. L'esopianeta potrebbe infatti essere un luogo ospitale (ma non troppo) per l'uomo e soprattutto essere popolato da vita aliena, che come suggerito da un recente studio coordinato da scienziati dell'Università Rochester di New York potrebbe essere molto diffusa nella Via Lattea. I pianeti che orbitano nella zona abitabile dei propri astri sono quelli in cui l'acqua può essere presente allo stato liquido sulla superficie, grazie a temperature “terrestri” non troppo calde né troppo fredde.

A scoprire l'acqua su K2-18 b è stato un team di ricerca composto da scienziati del Dipartimento di Fisica e Astronomia dello University College di Londra, fra i quali figura anche l'italiana Giovanna Tinetti. I ricercatori, coordinati dal professor Angelos Tsiaras, sono riusciti a determinare la presenza del prezioso composto grazie alla Wide Field Camera 3 installata sul celebre Telescopio Spaziale Hubble e a modelli matematici con specifici algoritmi per simulare l'atmosfera del pianeta. In parole semplici, analizzando gli spettri della luce di K2-18 b – scoperto nel 2015 dal Telescopio Spaziale Kepler ormai in “pensione” – ottenuti durante i transiti innanzi alla stella è stato possibile osservare la composizione molecolare della sua atmosfera. Benché si tratti di segnali debolissimi, con l'aiuto dei modelli al computer gli scienziati hanno ottenuto la conferma della presenza dell'acqua, nello specifico vapore acqueo, stimato in una concentrazione del 20/50 percento. Poiché sulla Terra questo composto varia dallo 0 al 5 percento, si ritiene che K2-18 b sia un posto estremamente umido. Gli strumenti di Hubble, inoltre, non possono determinare la presenza di ammoniaca e metano, dunque sarà necessario studiare il corpo celeste con strumenti più sofisticati per avere maggiori dettagli, come l'attesissimo Telescopio Spaziale James Webb, il cui lancio è atteso per il 2021.

K2-18 b ha dimensioni doppie e una massa otto volte superiore rispetto a quelle del nostro pianeta; rientra così nella classificazione delle cosiddette super Terre. Si trova ad “appena” 111 anni luce dal Sistema solare, incastonato nel cuore della costellazione del Leone. In termini squisitamente astronomici è una distanza abbastanza vicina, ma purtroppo non disponiamo ancora di tecnologie per raggiungerlo in tempi "umani". Orbita attorno alla nana rossa K2-18, una stella più piccola e fredda rispetto al Sole; non a caso la zona abitabile è molto più vicina di quella del Sistema solare e l'esopianeta orbita attorno all'astro in appena 33 giorni (in pratica, un anno dura poco più di un mese terrestre). Le nane rosse sono note per essere molto attive e produrre forti brillamenti con l'emissione di devastanti radiazioni letali; è possibile che K2-18 b ne venga bersagliato e sia tutto fuorché ospitale. Per avere conferme su questo interessantissimo pianeta sarà necessario puntarlo con gli strumenti di ultima generazione che inizieranno ad operare nei prossimi anni. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Astronomy.