Le autorità di Wuhan hanno annunciato che per i prossimi cinque anni non potranno più essere allevati e consumati gli animali selvatici. La metropoli cinese da 11 milioni di abitanti è balzata agli onori della cronaca internazionale per essere stata l'epicentro da cui si è diffusa la catastrofica pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, che nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dagli scienziati dell'Università Johns Hopkins, ha contagiato oltre 5 milioni di persone in tutto il mondo uccidendone 328mila (in Italia si registrano oltre 227mila contagi e circa 32mila morti).

La decisione delle autorità di Wuhan segue a stretto giro quelle della capitale Pechino e di altri due grandi città, Shenzhen e Zhuhai, dove tuttavia il divieto di consumo di carne di animali selvatici è diventato una misura permanente. Per questo in molti pur plaudendo alla scelta del capoluogo della provincia dello Hubei, non la ritengono ancora sufficiente. La ragione risiede nel fatto che il rischio di altre potenziali pandemie non sarà certo ridotto fra cinque anni, anzi, potrebbe essere ancora maggiore a causa dell'impatto dei cambiamenti climatici e della continua distruzione degli habitat naturali, che avvicinano i virus all'uomo, ma la chiusura dei cosiddetti “mercati umidi” per molti rappresenta una condizione irrinunciabile per limitare il più possibile le probabilità.

Benché infatti alcuni si ostinino a credere che il coronavirus SARS-CoV-2 sia stato creato in laboratorio – proprio a Wuhan ha sede un grande centro di massima biosicurezza BLS4 -, la maggior parte della comunità scientifica afferma che il virus ha un'origine completamente naturale. In principio il patogeno circolava nei pipistrelli, come i coronavirus della SARS e della MERS, e a un certo punto ha compiuto il salto di specie (spillover) all'uomo. Non è chiaro se sia avvenuto direttamente dai pipistrelli, oppure attraverso un ospite intermedio, come successo per il patogeno della SARS (attraverso lo zibetto) e quello della MERS (col dromedario). Per il SARS-CoV-2 uno dei candidati più probabili è il pangolino, un mammifero venduto nei mercati umidi per la carne e le squame, utilizzate nella medicina tradizionale asiatica.

Gli animali selvatici vengono tenuti in gabbie fatiscenti una sopra l'altra, e quando vengono macellati il sangue, il pus, gli escrementi e altri fluidi corporei passano da una specie all'altra. Per gli esperti è proprio questo il momento in cui si può verificare il salto di specie dei virus. È per questa ragione che alcune città cinesi hanno deciso di vietare per sempre il consumo di carne di animali selvatici. “Il divieto di Wuhan rappresenta un chiaro riconoscimento di quanto sia serio il rischio per la salute pubblica, collegato alla diffusione di malattie zoonotiche attraverso il commercio di specie selvatiche. Un rischio che deve essere preso sul serio se vogliamo evitare future pandemie e che non sarà certo minore tra cinque anni. La pericolosità di un divieto temporaneo è infatti ancora troppa. Wuhan diventa la quarta città della Cina continentale a prendere l’iniziativa, ma ora serve una volontà su scala globale per fermare il pericoloso traffico di fauna selvatica”, ha dichiarato il dottor Peter Li della Humane Society International, ha dichiarato.

A causa del divieto, tuttavia, numerose persone che allevavano e vendevano animali selvatici per sopravvivere hanno perduto il lavoro, pertanto alcune province stanno distribuendo compensi e sussidi che possano aiutarle a virare la propria attività, nella maggior parte dei casi sull'agricoltura.