La tundra della Siberia settentrionale si sta trasformando in una pericolosa e imprevedibile ‘trappola esplosiva' a causa dei cambiamenti climatici, che negli ultimi anni hanno determinato un anomalo innalzamento delle temperature locali. Il conseguente scioglimento del ghiaccio nello strato del permafrost, infatti, oltre a generare quella che è stata soprannominata la ‘Porta dell'Inferno‘, sta facendo emergere dal sottosuolo enormi depositi di metano, che si presentano come curiosi rigonfiamenti del terreno assimilabili a gigantesche bolle gelatinose, come si evince dalle immagini diffuse dai media russi.

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In base ai conteggi effettuati nelle ultime spedizioni e attraverso i rilievi satellitari, il Dipartimento per le Scienze e le Innovazioni di Yamal ne ha rivelati ben 7mila, un dettaglio riportato dal Siberian Time e dall'agenzia di stampa russa TASS. I ricercatori locali chiamano questi depositi ‘bulgunyakh', che in lingua Yakut si traduce letteralmente in ‘bolla'.

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Il problema principale di questi depositi, generati dall'attività di batteri presenti nel sottosuolo, risiede nel fatto che quando vengono privati dello ‘scudo' di ghiaccio il metano accumulato inizia a diffondersi nell'atmosfera, ed esso, assieme all'anidride carbonica, rappresenta il più potente gas serra del nostro pianeta. Sebbene abbia una volatilità superiore rispetto al biossido di carbonio, il metano ha la capacità di trattenere il calore sino a 36 volte in più.

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Ciò significa che è in grado di promuovere un repentino aumento delle temperature e catalizzare il riscaldamento globale, che a sua volta è responsabile dello scioglimento del permafrost e dell'emersione delle bolle. È il classico circolo vizioso al quale risulta difficilissimo porre rimedio. Per capire l'impatto sull'ambiente di questi depositi, basti sapere che attorno alle bolle dell'Isola Belyj la concentrazione di metano e di anidride carbonica risulta rispettivamente 100 volte e 25 volte superiore rispetto alle aree circostanti.

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Un altro pericolo legato ai bulgunyakh risiede nel fatto che il metano è un elemento estremamente infiammabile, e le bolle possono esplodere provocando profondi crateri. Fortunatamente sono distribuite su aree scarsamente abitate, ma la minaccia è concreta soprattutto per le infrastrutture dei trasporti. Per tutto il 2017 un'equipe di ricercatori proverà a catalogare la pericolosità di tutte le bolle censite, un lavoro rischioso ma necessario, come ha sottolineato Alexey Titovsky, il direttore del Dipartimento per le Scienze e le Innovazioni di Yamal.

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[Foto di Siberian Time/TASS/Vasily Bogoyavlensky]