Un gruppo di batteri resistenti ai farmaci e potenzialmente mortale sta diventando sempre più forte e in grado di diffondersi più rapidamente del previsto. Queste sono le tragiche conclusioni a cui sono arrivati i ricercatori dell'Harvard T.H. Chan School of Public Health e del Broad Institute of MIT e Harvard che su Proceedings of the National Academy of Sciences hanno pubblicato lo studio intitolato “Multi-institute analysis of carbapenem resistance reveals remarkable diversity, unexplained mechanisms, and limited clonal outbreaks”.

I batteri da incubo, così sono stati ribattezzati, sono quelli della famiglia Enterobatteriacee, di cui fa parte anche il Klebsiella pneumoniae che ha ucciso una donna genovese nel nostro Paese e una donna negli Stati Uniti.

Ma sono davvero così pericolosi?

In realtà no, nel caso del Klebsiella pneumoniae si tratta di un batterio che può provocare varie infezioni, ai polmoni, al tratto urinario o nelle ferite nei soggetti immocompressi.

E allora perché abbiamo così tanta paura?

Il problema è che oggi questi batteri sono diventati più forti, si moltiplicano e si modificano diventando più resistenti ai farmaci in commercio. In pratica, se prima potevano essere facilmente sconfitti con un medicinale, oggi invece sono diventati quasi indistruttibili. Dagli studi effettuati è emerso infatti che questi batteri sono resistenti ai carbapenemi, una classe di antibiotici ad ampio spettro che vengono normalmente utilizzati per contrastarli. Insomma, il succo di questa vicenda è che le armi che sviluppiamo per contrastare questi batteri oggi risultano sempre più inutili.

Come mai stiamo diventando resistenti ai farmaci?

I motivi sono vari. Da un lato c'è l‘abuso di farmaci che facciamo per curare ogni minimo malessere: assumendo molte medicine è come se facessimo il vaccino ai batteri che con il tempo si modificano e non ne subiscono più gli effetti diventando indistruttibili. Dall'altro c'è l'eccessiva somministrazione di farmaci agli animali negli allevamenti intensivi dove le condizioni di vita sono “perfette” per lo sviluppo e la diffusione di malattie ed infezioni.

Cosa possiamo fare?

Nel nostro piccolo possiamo intervenire riducendo all'indispensabile il consumo di farmaci. Quanto all'acquisto di prodotti di origine animale, possiamo o optare per una scelta vegetariana e vegana, o rifornirci da piccoli allevatori con animali che vivono in libertà e ai quali non è necessario fornire farmaci preventivamente, o chiedere maggiori controlli negli allevamenti intensivi in modo da assicurarci che vengano rispettate le regole in vigore.