La resistenza ai farmaci sembra essere la minaccia più concreta per la nostra salute e in questi ultimi mesi molto si è parlato dei problemi legati alla difficoltà per alcuni antibiotici di combattere e distruggere determinati batteri potenzialmente non pericolosi. Ad aggiungersi all'elenco sempre più lungo di batteri resistenti adesso c'è una variante genetica del Klebsiella pneumoniae che, secondo quanto confermato dall'Associazione microbiologi clinici italiani, riuscirebbe a contrastare gli effetti dell'antibiotico colistina.

La colistina è un po' “l'ultima spiaggia” degli antibiotici, si tratta cioè di un farmaco che tendenzialmente dovrebbe distruggere tutti i batteri, eccezion fatta, a questo punto, per la variante di Klebsiella pneumoniae scoperta in Italia. Ma non solo. Qualche tempo fa infatti dagli Stati Uniti è giunta la preoccupante notizia di un altro batterio resistente alla colistina, una variante dell'Escherichia coli dalla quale deriva quella del Klebsiella.

Il gene identificato negli USA era l'mrc-1, collegato ad un'infezione intestinale provocata appunto dall'E. Coli, quello italiano, spiegano i ricercatori, è una sua nuova variante, denominata mcr-2 proprio in un ceppo di Klebsiella pneumoniae di origine clinica, quindi prelevato da un paziente che non era mai stato trattato con colistina.

Quanto dobbiamo preoccuparci? Secondo gli scienziati in questo caso l'allerta è necessaria, bisogna fare in modo di mantenere monitorata la situazione visto il ruolo che la colistina gioca nella cura delle infezioni. Nello specifico, i ricercatori sostengono che quanto scoperto sia “particolarmente allarmante perché il clone di K. pneumoniae ST512 produttore di carbapenemasi KPC (quello riscontrato) è uno dei maggiori responsabili della diffusione epidemica di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi (CRKp) in Italia, ma anche altrove”.

Il Klebsiella pneumoniae è un batterio che può provocare la polmonite batterica, ma anche infezioni nel tratto urinario o in ferite nei soggetti immunocompromessi.