Dopo aver preso, qualche settimana fa, i suoi primi assaggi di terra marziana, il rover Curiosity della NASA, atterrato sul Pianeta Rosso lo scorso 6 agosto, sta sfruttando appieno le complesse tecnologie di cui è dotato per analizzare i campioni di suolo e scoprirne non solo le caratteristiche attuali ma anche le condizioni ambientali in cui i materiali si sono formati e depositati: informazioni che sono state "archiviate" dai materiali in una sorta di linguaggio da decriptare. È così emerso, dai primi risultati, che i saggi prelevati dal cratere Gale presenterebbero una struttura assai simile a quella dei terreni di origine vulcanica delle isole Hawaii.

Grazie al suo raffinatissimo e prezioso laboratorio itinerante chiamato CheMin (che sta per Chemistry and Mineralogy), Curiosity ha infatti individuato nella struttura del suolo marziano esaminato materiali simili, dal punto di vista mineralogico, a quelli basaltici con significative ed inaspettate quantità di feldspati, pirosseni ed olivine. Grazie al metodo della diffrazione a raggi X (immagine principale), normalmente utilizzato dai geologi che si occupano delle analisi del suolo terrestre, il rover è in grado di acquisire le informazioni più accurate possibili che con qualunque altra tecnica precedentemente utilizzata su Marte, leggendo nel dettaglio la "memoria interna" che ciascun materiale ha registrato al momento della formazione.

L'identificazione dei minerali è un obiettivo fondamentale al fine di riuscire a stabilire se in passato sul Pianeta Rosso ci siano state le condizioni adatte ad ospitare vita microbica: «Abbiamo fatto molte illazioni e discussioni in precedenza a proposito della mineralogia del suolo marziano» ha ricordato David Blake del NASA Ames Research Center, principal investigator per CheMin, sottolineando dunque l'importanza che tale aspetto riveste per la conoscenza di Marte. In generale, i materiali prelevati da Curiosity nell'area del cratere Gale rispondono a grandi linee a quelle che erano le iniziali supposizioni degli esperti testimoniando, in particolare nelle differenze tra gli strati rocciosi più antichi e quelli recenti, il passaggio da un ambiente in cui era presente acqua ad uno totalmente secco.