Un difficile meeting quello tenutosi alla Mostra d’Oltremare di Napoli – che qualche settimana prima aveva già ospitato l’Expo mondiale dello Spazio – tra i ministri europei competenti per la gestione dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea. In un momento di forte contrazione della spesa, la richiesta dell’ESA di 12 miliardi per i programmi dei prossimi anni era apparsa fin dall’inizio eccessiva, così dopo un po’ di discussioni i paesi membri hanno deciso di ridimensionare lo stanziamento complessivo a 10 miliardi. Tanti i nodi da sciogliere: l’ipotesi di costruire un nuovo lanciatore, per sostituire l’attuale Ariane 5; il prolungamento delle attività della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fino al 2020; il rapporto politico tra ESA e Unione europea; il destino dell’ambiziosa missione ExoMars che, dopo il ritiro della collaborazione degli americani, è entrata in una fase di stand-by. Soddisfazione per i risultati è stata espressa sia dal ministro per la Ricerca, Francesco Profumo, sia dal presidente dell’Agenzia spaziale italiana (ASI), Enrico Saggese, tra i quali negli ultimi mesi si erano creati degli attriti politici.

Ariane, Vega e la ISS.

arianeME

La quota maggiore dei costi era prevista per il progetto lanciato dai francesi di un nuovo lanciatore, Ariane 6, che dovrebbe sostituire nei prossimi anni l’attuale vettore per la messa in orbita dei satelliti, l’Ariane 5. Poiché il progetto Ariane è quasi esclusivamente francese, per i nostri cugini d’oltralpe si tratta di rilanciare il comparto aerospaziale nazionale e creare nuovi posti di lavoro, un obiettivo quindi molto importante a livello politico ed economico. Poco convinti i tedeschi, che invece avevano proposto solo una versione migliorata di Ariane 5. Il problema è che la famiglia dei lanciatori Ariane, costata miliardi di euro, si è finora rivelata affidabile nei lanci ma poco conveniente nei costi, dovendo sopportare anche la concorrenza dei nuovi lanciatori sviluppati da paesi in via di sviluppo come l’India e la Cina. Non a caso, l’anno scorso alla famiglia di vettori spaziali europei si è aggiunto il più piccolo e versatile Vega, sviluppato per buona parte dall’industria italiana. Proprio per proseguire lo sviluppo del Vega, l’Italia ha racimolato 85 milioni di euro dagli altri paesi ESA tra cui 9 milioni di euro messi a disposizione per la prima volta dalla Germania. L’accordo franco-tedesco su Ariane si è invece chiuso con la decisione di sviluppare una versione migliorata di Ariane 5, battezzata “Ariane ME”, da lanciare a partire dal 2017, cui seguirà in futuro (tra il 2020 e il 2025) Ariane 6 dopo una prima fase di studi di fattibilità.

Sul tema ISS, invece, pochi dubbi: l’Europa, che ha contribuito attivamente alla costruzione della Stazione Spaziale, ha ratificato la decisione della NASA di prolungare l’attività in orbita fino ad almeno il 2020. Decisa inoltre la realizzazione di un nuovo modulo che si aggiungerà all’attuale configurazione della ISS, e che potrebbe essere realizzato proprio dall’Italia, che ha già dato prova del suo elevatissimo know-how nel settore realizzando buona parte dei moduli abitabili della Stazione Spaziale. “Un importante sostegno politico all'ESA è stato espresso in un documento sulla visione del ruolo reciproco di Agenzia Spaziale Europea e Unione Europea in materia di attività spaziali”, spiega inoltre Enrico Saggese. Da tempo si discute sul rapporto tra ESA e UE, e sull’ipotesi che l’Agenzia spaziale passi sotto l’egida di Bruxelles. I ministri europei hanno sostenuto quest’ipotesi, anche se la transizione richiederà ancora tempo: “In proposito, l’Italia ha auspicato che l’ESA e l’Unione europea trovino le modalità esecutive per garantire la sinergia tra le rispettive attività nel settore spaziale in modo da evitare duplicazioni e massimizzare i ritorni degli investimenti degli stati membri”, ha spiegato il presidente dell’ASI.

Un successo della cooperazione internazionale.

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Buone notizie infine per ExoMars, la missione di esplorazione di Marte sviluppata dall’ESA in sinergia con la NASA ma abbandonata lo scorso anno da quest’ultima a causa dei tagli di budget. L’Europa, che conta molto su questa missione, che consiste nel lancio di un orbiter e di un rover per la ricerca di vita passata o presente sul Pianeta Rosso, in una versione migliorata dell’attuale rover Curiosity, è riuscita a chiudere l’accordo con la Russia. L’agenzia Roskosmos metterà a disposizione un proprio vettore, il Proton, per il lancio di ExoMars in cambio di una partecipazione alla strumentazione scientifica del rover. Restano da trovare altri 100 milioni di euro, mentre l’Italia contribuirà al progetto con 55 milioni, ottenendo che alcuni degli strumenti più importanti siano realizzati dalla nostra industria aerospaziale.

Quello che sembra emergere in conclusione dal meeting, a cui hanno partecipato 20 paesi europei (con la “prima volta” di Polonia e Romania, appena entrati in ESA) e oltre 400 rappresentanti e delegati, è una maggiore disponibilità dell’Italia e dell’ASI a contribuire ai programmi comuni europei in materia spaziale, dopo un periodo di forte autonomia della nostra Agenzia, concentrata principalmente nello sviluppo del settore delle telecomunicazioni e del costosissimo programma Cosmo-SkyMed per l’osservazione della Terra (4 satelliti da un miliardo di euro tutti italiani, con un uso duale sia per finalità civili che militari e di intelligence). Secondo alcuni osservatori, ciò dipenderebbe dalla maggior insistenza del ministro Profumo nel dettare l’agenda dell’ASI in direzione di una maggiore collaborazione internazionale come già il nostro paese fa in grandi organizzazioni di ricerca come il CERN.