È il nostro tesoro più prezioso, quella enorme distesa blu attorno alla quale sono fiorite nei millenni scorsi le civiltà tra le più affascinanti ed importanti che l'umanità abbia conosciuto: l'importanza del Mediterraneo, il mare chiuso tra i Continenti, è sempre stata fondamentale e lo è oggi più che mai per quelle centinaia di milioni di persone che vivono nei Paesi bagnati dalle sue acque, disseminati tra Europa, Africa ed Asia. Ciò, chiaramente, non ha messo al riparo il Mare Nostrum dai problemi legati ad inquinamento, emissioni e innalzamento delle temperature che nell'ultimo secolo hanno iniziato ad interessare (e stanno tutt'ora interessando) numerose aree del Pianeta: così se alcuni studi ritengono che le temperature del Mediterraneo saranno destinate ad alzarsi in meno di un secolo di diversi gradi, causando le note diatribe tra scienziati a proposito del riscaldamento globale, quel che è fuor di dubbio, al momento, è che la situazione dell'inquinamento è preoccupante e potrebbe comportare sviluppi peggiori.

Un mare indebolito, fragile dinanzi alla minaccia – I numeri emersi a proposito della contaminazione delle nostre acque, rilevati attraverso due missioni che hanno esplorato litorali ed orizzonti nel 2010 e nel 2011, dimostrano come il Mediterraneo stia andando sempre più incontro ad un collasso che, secondo gli esperti, nel giro di non più di quarant'anni lo porterà ad essere praticamente un mare morto, con conseguenze devastanti per le economie di tutti gli Stati che affacciano su di esso, che, in buona parte, dipendono da pesca e turismo: almeno se i ritmi continuano ad essere quelli attuali e non si interviene con incisività. Del resto non è un mistero come il sovrasfruttamento degli stock ittici stia esaurendo le scorte di pesce, come questo influisca sull'aumento di concentrazione di meduse nei mari e come le praterie di fragili posidonia si riducano considerevolmente di dimensioni esponendo maggiormente le coste al problema dell'erosione: a tutto ciò, causato da pesca, alterazioni, scarichi fognari, veleni e la sporadica introduzione involontaria di specie tropicali, si aggiungono i nefasti effetti della plastica.

La discarica Mediterranea – Sono 290 miliardi i micro-rifiuti in plastica che galleggiano in tutto il Mediterraneo, una spazzatura in costante aumento che si sposta con le correnti e che finisce molto spesso per essere la trappola mortale per uccelli marini, delfini, capodogli e tartarughe: attirate dai colori chiari o accesi di oggetti come le tanto odiate buste, queste creature vengono uccise dal soffocamento dopo aver ingerito i piccoli oggetti in plastica disseminati lungo l'intera superficie del Mare Nostrum. «Attualmente, la metà du quello che i pescatori prelevano dal mare è costituito da rifiuti».

caretta caretta

Negli Stati Uniti la chiamano Rubbish Soup o anche Pacific Trash Vortex, riferendosi all'isola fatta di spazzatura adagiata sulla superficie delle immensità oceaniche: stando ai dati estrapolati dagli scienziati attraverso le due missioni Méditerranée en danger – MED questa gigantesca pattumiera presenterebbe addirittura una concentrazione media per chilometro quadrato più alta di quella di Atlantico e Pacifico (il che è compatibile con le differenti dimensioni di Mediterraneo ed Oceani), potendo tranquillamente competere con le rubbish soup oceaniche. Ora, obiettivo della prossima esplorazione guidata ancora da Bruno Dumontet sarà mappare l'esatta collocazione di tali rifiuti, monitorarne gli spostamenti attraverso le correnti e, infine, auspicare che tutti i Paesi si dotino di una cartografia delle proprie discariche nel Mediterraneo: conoscere, almeno, dove è stato fatto il danno potrebbe essere un buon inizio, prima che quella plastica torni indietro a noi, nei nostri organismi.