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Ogni volta che si ferisce il mare gettando al suo interno oggetti che andrebbero regolarmente depositati in appositi bidoni, qualcosa resta per sempre a danneggiare l'immensa distesa blu; e seppure i più ostinati sostenitori dell'inquinamento pensano che vedere sparire tra i flutti i resti delle proprie azioni, sia sufficiente ad eliminarli per sempre, è ovvio che le cose non stanno esattamente così.

Quello che viene gettato nel nostro mare, non di rado, galleggia o viene spiaggiato dalle correnti: ad ogni modo, senza ombra di dubbio, non si distrugge ma resiste al tempo, ben al di là di noi comuni esseri umani. Pensate, allora, a questo punto, a qualcosa di gran lunga peggiore che accade da decenni nel Pacifico e continua ad accadere, anche se non tutti ne sono a conoscenza. In un'area individuata approssimativamente tra il 135° ed il 155° meridiano e tra il 35° ed il 42° parallelo, una gigantesca "isola" di rifiuti galleggia sull'Oceano, con un'estensione che non è stata valutata mai con precisione ma pare che si aggiri intorno ai 2000 chilometri quadrati; la sua profondità sarebbe altrettanto preoccupante, essendo compresa tra i 10 ed i 30 metri.

Il Pacific Trash Vortex avrebbe iniziato a formarsi già a partire dagli anni cinquanta, grazie a una corrente oceanica, chiamata North Pacific Subtropical Gyre dal movimento a spirale che ha fatto in modo che tonnellate di rifiuti galleggianti si aggregassero tra di loro; un piccolo continente la cui area è orientativamente come lo stato del Texas che, tuttavia, non è composto di rocce bensì per l'80% da plastica. Plastica che, si sa bene, non è biodegradabile, bensì viene ridotta, dall'usura in pezzi sempre più piccoli che, naturalmente, non spariscono nel nulla senza lasciare tracce ma stazionano nelle acque fino a diventare il nutrimento di pesci, tartarughe e di tutti gli animali che vivono nell'oceano: secondo quanto riportato da Greenpeace sono oltre un milione gli uccelli e animali marini che muoiono ogni anno per indigestione di questo materiale.

Cosa ha contribuito a creare questo scempio, questa terribile ferita nel nostro pianeta, questo deserto che si apre in mezzo all'Oceano, in cui non c'è possibilità alcuna di vita? La maggior parte della plastica, che di tanto in tanto "fugge" al vortice per ritrovarsi sulle spiagge delle Hawaii, proviene dai continenti, il danno dovuto alle perdite da parte di imbarcazioni commerciali o di privati o pescatori, è limitato; più volte, tuttavia, il carico di alcune navi, accidentalmente rovesciatosi nelle acque, ha navigato sulle acque finendo nel vortex: migliaia di scarpe, attrezzature sportive o giocattoli, lì, in mezzo a quella che, si sperava, potesse rimanere natura incontaminata, essendo lontana dalla mano dell'uomo.