Non sappiamo se ci sia vita su Marte. Qualcuno comunque sostiene che abbiamo già le prove di un passato abitato, per lo meno da molluschi. Peccato che la Nasa da 10 anni non se ne sarebbe ancora accorta.

L'antico oceano marziano. C'era sicuramente un oceano primitivo su Marte, ne abbiamo numerose evidenze, come le tracce di erosione e di depositi alluvionali, questo rende molto probabile che vi fosse anche la vita. Lo scopo delle sonde inviate è anche quello di trovare tracce almeno di batteri marziani. Per tanto la Nasa dovrebbe essere interessata a renderne nota la scoperta. Oggi gran parte di quelle acque continua ad esistere sotto forma di ghiaccio sotto la superficie.

Una leggenda decennale. C’è chi sostiene tuttavia che queste tracce di vita ci siano già. A parte i casi farlocchi di cui avevamo già trattato, da almeno dieci anni c’è chi vede immerso nella polvere del cratere Gusev qualcosa che sembra essere una conchiglia rotta, proponendola come prova dell’esistenza nell’oceano di Marte di creature viventi come i nostri molluschi. Eppure secondo i tabloid inglesi la notizia sarebbe fresca di giornata: il secondo avvistamento nell’antico fondale marino dopo un sedicente “pesce fossilizzato”. Teorici della cospirazione quali Scott Waring – nostra vecchia conoscenza – credono così di aver trovato prove dell’esistenza di vita nel Pianeta rosso – censurate dalla Nasa – nonostante si impegni da anni a cercarla.

La genesi dei carbonati. Uno dei modi possibili con cui si originano i carbonati sulla Terra è mediante organismi marini che li producono sotto forma di conchiglie o altre parti dure. Quando questi muoiono i gusci si depositano sul fondale, dove si accumulano formando un deposito di carbonato. Sono elementi di cui la Nasa deve tener conto per cercare tracce di vita, se pure estinta. Non si tratta tuttavia dell’unico percorso possibile nella formazione dei depositi di carbonato. Anche questo gli scienziati della Nasa devono tenerlo presente. La chimica che coinvolge i gas di biossido di carbonio, disciolto nelle acque di superficie, riguarda molecole di Co2 combinate con l'acqua per formare ioni di carbonato, questi a loro volta si uniscono col calcio o il magnesio per creare dei solidi, i quali si depositano sul fondo del mare. Tra i vari esempi abbiamo il calcare. Variazioni geologiche contribuiscono in maniera decisiva ad esporre tali depositi alla luce del Sole, rivelandone le straordinarie caratteristiche. Dal momento che l'atmosfera marziana contiene per lo più anidride carbonica, gli scienziati si aspettano di trovare la dove avrebbero potuto scorrere le acque superficiali, depositi di carbonato generatisi in tal modo.

Giochi d’ombre. Oltre a questo ci viene in aiuto l’analisi fotografica già riportata in un forum di appassionati nel 2006. Come viene spiegato è anche una questione di filtri fotografici. Il resto del gioco lo fa la buona vecchia pareidolia.