Credit: ThoroughbredLover
in foto: Credit: ThoroughbredLover

Nel cuore del Golfo del Messico questa estate si formerà una delle peggiori “Zone Morte” mai documentate, con un'estensione stimata di circa 20mila chilometri quadrati, più o meno quanto la Toscana o l'Emilia Romagna. La Zona Morta – o zona ipossica – è un'area che, a causa dell'inquinamento prodotto dall'uomo, perde del tutto o quasi l'ossigeno al suo interno, condannando a morte tutti gli animali che vi si trovano e che non riescono a fuggire altrove.

Estate drammatica. A stimare le colossali dimensioni della Zona Morta del 2019, un fenomeno ciclico che si presenta ogni estate e che varia in dimensioni in base a diversi fattori, è stata l'Amministrazione nazionale oceanica ed atmosferica (NOAA), l'agenzia federale statunitense che si occupa di oceanografia e fenomeni meteorologici e climatici. Come indicato, si tratta di una stima, e il dato finale potrebbe essere ben peggiore. L'estensione media degli ultimi anni è stata di circa 15mila chilometri quadrati, ma nel 2017 è stato registrato il record negativo di 23mila chilometri; quella di quest'anno, se le stime saranno confermate, sarà la seconda peggiore in assoluto.

Credit: NOAA
in foto: Credit: NOAA

Colpa nostra. Le Zone Morte si formano a causa del riversamento di sostanze inquinanti nel mare trasportate dai fiumi, principalmente nitrati e fosforo. Questi nutrienti sono legati soprattutto alle acque reflue ricchissime di fertilizzanti delle aziende agricole e degli allevamenti, ma anche di quelle cittadine, che vengono tutte trascinate fino al mare. La Zona Morta del Golfo del Messico è innescata dal Mississippi, un fiume inquinatissimo poiché circondato da un numero enorme di attività ad elevato impatto ambientale. Nel solo mese di maggio si stima che nel Golfo del Messico il fiume abbia riversato 156mila tonnellate di nitrato e 25.300 tonnellate di fosforo, un quantità superiore alla media rispettivamente del 18 percento e del 49 percento. Ciò è dovuto alle abbondanti e costanti piogge che si sono abbattute sul Midwest americano nelle ultime settimane, che hanno letteralmente saturato il Mississippi di inquinanti. Proprio per queste circostanze le dimensioni della Zona Morta del 2019 potrebbero essere sottistimate.

Come nasce una Zona Morta. Le sostanze inquinanti quando giungono al mare determinano una vera e propria esplosione di alghe, che quando muoiono producono una gigantesca massa putrescente sul fondale marino. Il processo di decomposizione delle alghe strappa l'ossigeno dall'acqua e trasforma l'ambiente circostante nel deserto di un pianeta alieno. Tutti i pesci, i crostacei, le stelle marine e gli altri invertebrati che non riescono a sfuggire finiscono per morire soffocati, alimentando questo turbine di morte e desolazione. Tutto ciò provoca anche immensi danni economici al settore della pesca, facendo schizzare alle stelle il prezzo di prodotti come i gamberetti. L'obiettivo delle autorità americane è quello di ridurre a 5mila chilometri quadrati l'estensione della Zona Morta nel 2035, ma il traguardo, con queste premesse, sembra ancora lontanissimo.