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Non è la nuova edizione del celebre talent-show, ma un rapporto stilato dagli editor della rivista Nature per il World Economic Forum sui rischi esistenziali che corre la nostra civiltà. Fattori X, “X-Factors” appunto, è il termine con cui gli esperti indicano quegli eventi considerati estremamente improbabili ma che, qualora avvenissero realmente, potrebbero minare alla nostra sopravvivenza sulla Terra. Non sorprende quindi che siano stati inclusi nel rapporto 2013 sui “Global Risks”, i rischi globali che corre la civiltà umana. Il primo della lista, per la verità, non è poi così improbabile: la minaccia del cambiamento climatico. Tuttavia, il grande fattore X in questo caso è dato da quelli che i climatologi definiscono “effetti moltiplicatori”. Ossia, la possibilità che, superato un certo punto di non ritorno, si inneschino ulteriori effetti di riscaldamento globale, prodotti per esempio dallo scioglimento della tundra artica con conseguente liberazione in atmosfera di quantità enormi di CO2. Tale scenario, emerso di recente, non fa dormire parecchi scienziati e sembrerebbe suggerire che anche le nostre peggiori preoccupazioni sugli effetti del cambiamento climatico sono troppo ottimistiche.

Supervulcani e supernove

Un altro fattore X sarebbe invece capace di produrre un effetto radicalmente opposto. Circa 74.000 anni fa, il supervulcano Toba in Indonesia proiettò nell’atmosfera migliaia di tonnellate di roccia, polveri e ceneri, tali da oscurare la luce del sole per molti anni. Secondo gli storici del clima, l’eruzione del Toba favorì l’insorgere dell’ultima era glaciale che sterminò la popolazione umana riducendo i nostri antenati ad appena 10mila esemplari. Sebbene le stime indichino in appena un mero 1% la possibilità di una supereruzione del genere nei prossimi 7000 anni, non si può mi dire mai. I quattro supervulcani più giovani, costantemente monitorati, sono il Toba, il vulcano Taupo in Nuova Zelanda, lo Yellowstone negli Stati Uniti e i Campi Flegrei in Italia. I vulcanologi ritengono che quest’ultimo abbia le maggiori chance di eruttare per primo, considerato il fenomeno dell’innalzamento del suolo nell’area di Pozzuoli a partire dalla fine degli anni ’60. Il Deep Drilling Project attualmente in corso intende valutare, attraverso una perforazione fino a tre chilometri di profondità, l’effettivo rischio di una futura eruzione.

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C’è poi la sempreverde minaccia proveniente dal cielo. Asteroidi a parte, per fortuna costantemente censiti e monitorati dal programma Near Earth Objects al JPL della Nasa, c’è anche qualcos’altro nel cielo. Per esempio, le supernove. Sull’argomento si è parlato molto, forse troppo, ma secondo alcuni studiosi almeno una delle cinque grandi estinzioni di massa avvenute in passato sulla Terra sarebbe attribuibile all’esplosione di una supernova vicina o comunque all’emissione di un potente gamma-ray burst, un lampo gamma capace di spazzare via la fascia di ozono del nostro pianeta privandoci di quella naturale protezione dai raggi cosmici che consente alla vita di prosperare. L’estinzione del tardo Ordoviciano circa 440 milioni di anni fa potrebbe, secondo alcune recenti ricerche, essere ricondotta all’esplosione di una supernova lontana alcune centinaia di anni luce. Anche se non conosciamo nessuna candidata supernova nel nostro vicinato galattico che possa minacciare la vita sulla Terra, ci sono molte cose in cielo che ancora non conosciamo. Fino a pochi decenni fa, non sapevamo nulla dei lampi gamma, per esempio.

Alieni e post-umani

E dallo spazio potrebbe venire fuori anche dell’altro. Gli editor di Nature arrivano a prendere in considerazione anche quello che definiremmo il più improbabile degli eventi X: la scoperta degli alieni. È davvero difficile credere che assisteremmo mai a un’invasione degli extraterrestri, considerando le enormi distanze che ci separano dalle altre stele. Ufo a parte, gli scienziati si chiedono piuttosto cosa accadrebbe se scoprissimo davvero la vita aliena. Per esempio, intercettando una trasmissione radio proveniente da un’altra civiltà. Il famoso sceneggiato radiofonico di Orson Welles La guerra dei mondi nel 1938 produsse un’ondata di panico in tutta l’America. Secondo alcuni sociologi, ciò dimostrerebbe che la nostra reazione alla scoperta di E.T. potrebbe essere piuttosto scomposta. Soprattutto qualora scoprissimo che i nostri compagni di viaggio in quest’universo sono molto più avanzati di noi.

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Tra le altre ipotesi fantascientifiche, gli autori del rapporto citano anche lo scenario della “singolarità”, in cui l’accelerazione tecnologica porterebbe di qui a qualche decennio alla nascita di una post-umanità ibridata con le interfacce elettroniche. I post-umani, dotati di doti cognitive superiori grazie a innesti tecnologici, potrebbero finire per costituire un’élite rispetto al resto dell’umanità tagliata fuori dai limiti dello sviluppo. Il gap enorme tra Nord e Sud del mondo finirebbe per diventare davvero incolmabile. Non solo: utilizzati nei teatri di guerra, questi esseri umani potenziati si rivelerebbero pressoché invincibili. Potrebbe essere l’anticamera di una società sottoposta al dominio dispotico di pochi “super-uomini” che hanno ottenuto il massimo delle loro facoltà fisiche e intellettuali grazie all’ibridazione con le macchine.

Epidemie di funghi e carestie

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Prima che ciò avvenga, tuttavia, potremmo trovarci ad affrontare un altro evento-X, di natura assai meno tecnologica. Oltre alle minacce di virus e batteri, infatti, ci sono i funghi. Non quelli che ci capita di raccogliere o mangiare nel risotto, benché in rari casi ci si possa imbattere in esemplari velenosi. Alcune forme di funghi hanno prodotto le peggiori estinzioni delle specie viventi, in passato. Recentemente, la famosa carestia irlandese del 1840 fu prodotta da un fungo che annientò quasi tutte le patate in Irlanda uccidendo per fame un milione di persone. Secondo le stime, un’epidemia globale di Phytophthora infestans potrebbe uccidere per carestia oltre un miliardo di persone. La globalizzazione ha avuto come conseguenza in agricoltura l’uso più o meno identico in tutte le parti del mondo degli stessi ceppi genetici per i diversi prodotti. Questa scarsa varietà genetica, se da un lato favorisce la produttività, pone un serio rischio in caso di epidemia, perché tutte le coltivazioni sul pianeta verrebbero colpite. In alcuni casi, per quanto rari, i funghi potrebbero fare un salto di specie e invadere l’organismo umano. Si diffonderebbero più lentamente di virus e batteri, ma potrebbero rivelarsi più letali.

Non è comunque il caso di farsi prendere dal panico. I fattori X citati nel rapporto restano molto improbabili, con l’eccezione del cambiamento climatico. Il World Economic Forum ha voluto commissionare agli editor di Nature questa lista “apocalittica” allo scopo di far emergere alcune minacce costantemente sottostimate dalla politica mondiale, ma che restano comunque nell’ordine delle possibilità. Anni fa, un esperto di trading e oggi filosofo di grido, il libanese Nassim Taleb, definì questi eventi “cigni neri”. Fino alla loro scoperta in Australia, nel XIX secolo, nessuno era al corrente dell’esistenza dei cigni neri. Allo stesso modo, potremmo ignorare alcune cose di questo mondo le cui conseguenze finirebbero per rivelarsi molto peggiori della scoperta dei cigni neri.